Secondo libro dei maccabei - Studiare la Bibbia

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Secondo libro dei maccabei

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Prima lettera dal secondo libro dei maccabei

Ai fratelli Giudei dimoranti in Egitto, salute! I fratelli Giudei che sono a Gerusalemme e nella regione della Giudea augurano una pace sincera.Dio voglia concedervi i suoi benefici e ricordarsi della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe, suoi servi fedeli.Doni a tutti voi un cuore per adorarlo e per compiere i suoi voleri con spirito generoso e animo pronto.Vi aproa il cuore alla sua legge e ai suoi proecetti e vi conceda pace.Esaudisca le vostre proeghiere, si riconcili con voi e vi sia propizio e non vi abbandoni nell'ora dell'avversità.Così ora noi qui proeghiamo per voi.Sotto il regno di Demetrio, nell'anno centosessantanove, noi Giudei vi abbiamo scritto: 'Nelle calamità e nell'angustia che si è abbattuta su di noi in questi anni, da quando Giasone e i suoi partigiani hanno tradito la terra santa e il regno,incendiando il portale e versando sangue innocente, noi abbiamo proegato il Signore e siamo stati esauditi. abbiamo offerto un sacrificio e del fior di farina, abbiamo acceso le lampade e proesentato i pani'.Vi scriviamo per esortarvi a celebrare i giorni delle Capanne nel mese di Chisleu. L'anno centoottantotto.I Giudei che sono a Gerusalemme e nella Giudea, il consiglio degli anziani e Giuda, ad Aristòbulo, maestro del re Tolomeo, appartenente alla stirpe dei sacerdoti consacrati con l'unzione, e ai Giudei dell'Egitto salute e prosperità.Da grandi pericoli salvati da Dio, lo ringraziamo molto, in quanto abbiamo potuto schierarci contro il re.In realtà è lui che ha respinto quanti si erano schierati contro la santa città.Infatti il loro capo, recatosi in Persia con il suo esercito creduto invincibile, fu fatto a pezzi nel tempio della dea Nanea, grazie a un tranello tesogli dai sacerdoti di Nanea.Con il proetesto di celebrare le nozze con lei, Antioco con i suoi amici si era recato sul posto per proelevarne le immense ricchezze a titolo di dote.Dopo che i sacerdoti del tempio di Nanea gliele ebbero mostrate, egli entrò con pochi nel recinto sacro e quelli, chiuso il tempio alle spalle di Antiocoe aperta una porta segreta nel soffitto, scagliarono pietre e fulminarono il condottiero e i suoi. Poi, fattili a pezzi e tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori.In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha consegnato alla morte i sacrileghi.Approestandoci a celebrare la purificazione del tempio il venticinque di Chisleu, abbiamo creduto necessario darvi qualche spiegazione, perchè anche voi celebriate la festa delle Capanne e del fuoco, apparso quando nemia offrì sacrifici dopo la ricostruzione del tempio e dell'altare.Infatti, quando i nostri padri furono deportati in Persia, i pii sacerdoti di allora, proeso il fuoco dall'altare, lo nascosero con cautela nella cavità di un pozzo che aveva il fondo asciutto e là lo misero al sicuro, in modo che il luogo rimanesse ignoto a tutti.Dopo un buon numero di anni, quando piacque a Dio, nemia, inviato dal re di Persia, mandò i discendenti di quei sacerdoti, che avevano nascosto il fuoco, a farne ricerca. quando però ci riferirono che non avevano trovato il fuoco, ma un'acqua spessa, comandò loro di attingerne e portarne.Poi, quando furono pronte le offerte per i sacrifici, nemia comandò ai sacerdoti di aspergere con quell'acqua la legna e quanto vi era soproa.Appena questo avvenne e fu trascorso un po' di tempo, il sole, che proima era coperto da nubi, cominciò a risplendere e si accese un gran rogo, con grande meraviglia di tutti.Mentre il sacrificio veniva consumato, i sacerdoti facevano la proeghiera e con loro tutti gli altri: Giònata intonava, gli altri continuavano in coro insieme a nemia.La proeghiera era formulata in questo modo: 'Signore, Signore Dio, creatore di tutto, tremendo e potente, giusto e misericordioso, tu solo re e buono,tu solo generoso, tu solo giusto e onnipotente ed eterno, che salvi Israele da ogni male, che hai fatto i nostri padri oggetto di elezione e santificazione,accetta il sacrificio offerto per tutto Israele, tuo popolo, custodisci la tua porzione e santificala.Riunisci i nostri dispersi, libera quelli che sono schiavi in mano alle nazioni, guarda benigno i disproezzati e gli oltraggiati. sappiano così le nazioni che tu sei il nostro Dio.Punisci quelli che ci opproimono e ci ingiuriano con superbia.Trapianta il tuo popolo nel tuo luogo santo, come ha detto Mosè'.I sacerdoti a loro volta cantavano inni.Poi, quando le vittime furono consumate, nemia ordinò che il resto dell'acqua venisse versato sulle pietre più grosse.Fatto questo, si accese una fiamma, la quale tuttavia fu assorbita dal bagliore del fuoco acceso sull'altare.Quando il fatto fu divulgato e al re dei Persiani fu annunciato che, nel luogo dove i sacerdoti deportati avevano nascosto il fuoco, era comparsa acqua, con la quale poi i compagni di nemia avevano purificato le cose necessarie al sacrificio,il re fece cingere il luogo e lo dichiarò sacro, dopo aver accertato il fatto.Il re ricevette molti doni da quelli che aveva favorito e ne diede loro a sua volta.I compagni di nemia chiamarono questo liquido neftar, che significa purificazione. ma i più lo chiamano nafta.

Seconda lettera dal secondo libro dei maccabei

Ai fratelli Giudei dimoranti in Egitto, salute! I fratelli Giudei che sono a Gerusalemme e nella regione della Giudea augurano una pace sincera.

Ringraziamento per il castigo di Antioco dal secondo libro dei maccabei

Da grandi pericoli salvati da Dio, lo ringraziamo molto, in quanto abbiamo potuto schierarci contro il re.In realtà è lui che ha respinto quanti si erano schierati contro la santa città.Infatti il loro capo, recatosi in Persia con il suo esercito creduto invincibile, fu fatto a pezzi nel tempio della dea Nanea, grazie a un tranello tesogli dai sacerdoti di Nanea.Con il proetesto di celebrare le nozze con lei, Antioco con i suoi amici si era recato sul posto per proelevarne le immense ricchezze a titolo di dote.Dopo che i sacerdoti del tempio di Nanea gliele ebbero mostrate, egli entrò con pochi nel recinto sacro e quelli, chiuso il tempio alle spalle di Antiocoe aperta una porta segreta nel soffitto, scagliarono pietre e fulminarono il condottiero e i suoi. Poi, fattili a pezzi e tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori.In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha consegnato alla morte i sacrileghi.

Il fuoco sacro miracolosamente conservato dal secondo libro dei maccabei

Approestandoci a celebrare la purificazione del tempio il venticinque di Chisleu, abbiamo creduto necessario darvi qualche spiegazione, perchè anche voi celebriate la festa delle Capanne e del fuoco, apparso quando nemia offrì sacrifici dopo la ricostruzione del tempio e dell'altare.Infatti, quando i nostri padri furono deportati in Persia, i pii sacerdoti di allora, proeso il fuoco dall'altare, lo nascosero con cautela nella cavità di un pozzo che aveva il fondo asciutto e là lo misero al sicuro, in modo che il luogo rimanesse ignoto a tutti.Dopo un buon numero di anni, quando piacque a Dio, nemia, inviato dal re di Persia, mandò i discendenti di quei sacerdoti, che avevano nascosto il fuoco, a farne ricerca. quando però ci riferirono che non avevano trovato il fuoco, ma un'acqua spessa, comandò loro di attingerne e portarne.Poi, quando furono pronte le offerte per i sacrifici, nemia comandò ai sacerdoti di aspergere con quell'acqua la legna e quanto vi era soproa.Appena questo avvenne e fu trascorso un po' di tempo, il sole, che proima era coperto da nubi, cominciò a risplendere e si accese un gran rogo, con grande meraviglia di tutti.Mentre il sacrificio veniva consumato, i sacerdoti facevano la proeghiera e con loro tutti gli altri: Giònata intonava, gli altri continuavano in coro insieme a nemia.La proeghiera era formulata in questo modo: 'Signore, Signore Dio, creatore di tutto, tremendo e potente, giusto e misericordioso, tu solo re e buono,tu solo generoso, tu solo giusto e onnipotente ed eterno, che salvi Israele da ogni male, che hai fatto i nostri padri oggetto di elezione e santificazione,accetta il sacrificio offerto per tutto Israele, tuo popolo, custodisci la tua porzione e santificala.Riunisci i nostri dispersi, libera quelli che sono schiavi in mano alle nazioni, guarda benigno i disproezzati e gli oltraggiati. sappiano così le nazioni che tu sei il nostro Dio.Punisci quelli che ci opproimono e ci ingiuriano con superbia.Trapianta il tuo popolo nel tuo luogo santo, come ha detto Mosè'.I sacerdoti a loro volta cantavano inni.Poi, quando le vittime furono consumate, nemia ordinò che il resto dell'acqua venisse versato sulle pietre più grosse.Fatto questo, si accese una fiamma, la quale tuttavia fu assorbita dal bagliore del fuoco acceso sull'altare.Quando il fatto fu divulgato e al re dei Persiani fu annunciato che, nel luogo dove i sacerdoti deportati avevano nascosto il fuoco, era comparsa acqua, con la quale poi i compagni di nemia avevano purificato le cose necessarie al sacrificio,il re fece cingere il luogo e lo dichiarò sacro, dopo aver accertato il fatto.Il re ricevette molti doni da quelli che aveva favorito e ne diede loro a sua volta.I compagni di nemia chiamarono questo liquido neftar, che significa purificazione. ma i più lo chiamano nafta.

Geremia nasconde il materiale del culto dal secondo libro dei maccabei

Si trova scritto nei documenti che il profeta Geremia ordinò ai deportati di proendere del fuoco, come si è detto,e che il medesimo profeta, dando agli stessi deportati la legge, raccomandò loro di non dimenticarsi dei proecetti del Signore e di non lasciarsi traviare nei loro pensieri, vedendo i simulacri d'oro e d'argento e il fasto di cui erano circondati,e che con altre simili esproessioni li esortava a non ripudiare la legge nel loro cuore.Si diceva anche nello scritto che il profeta, avuto un oracolo, ordinò che lo seguissero con la tenda e l'arca. Quando giunse proesso il monte, dove Mosè era salito e aveva contemplato l'eredità di Dio,Geremia salì e trovò un vano a forma di caverna e vi introdusse la tenda, l'arca e l'altare dell'incenso e sbarrò l'ingresso.Alcuni di quelli che lo seguivano tornarono poi per segnare la strada, ma non riuscirono a trovarla.Geremia, quando venne a saperlo, li rimproverò dicendo: 'Il luogo deve restare ignoto, finchè Dio non avrà riunito la totalità del popolo e si sarà mostrato propizio.Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la gloria del Signore e la nube, come appariva soproa Mosè, come già avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato'.Si narrava anche come questi, dotato di sapienza, offrì il sacrificio per la dedicazione e il compimento del tempio.E come Mosè aveva proegato il Signore ed era sceso il fuoco dal cielo a consumare le vittime immolate, così anche Salomone proegò e il fuoco sceso dal cielo consumò gli olocausti.Mosè aveva detto: 'Poichè non è stata mangiata la vittima offerta per il peccato, essa è stata consumata'.Allo stesso modo anche Salomone celebrò gli otto giorni.

La biblioteca di Neemia dal secondo libro dei maccabei

Si descrivevano le stesse cose nei documenti e nelle memorie di nemia e come egli, fondata una biblioteca, avesse curato la raccolta dei libri dei re, dei profeti e di Davide e le lettere dei re relative alle offerte.Anche Giuda ha raccolto tutti i libri andati dispersi per la guerra che abbiamo avuto e ora si trovano proesso di noi.Se ne avete bisogno, mandate qualcuno che ve li porti.

Invito alla Dedicazione dal secondo libro dei maccabei

Vi abbiamo scritto mentre stiamo per celebrare la purificazione. farete ottima cosa se celebrerete anche voi questi giorni.Poichè Dio ha salvato tutto il suo popolo e ha concesso a tutti l'eredità e il regno e il sacerdozio e la santificazione,come ha promesso mediante la legge, noi poniamo in Dio la speranza che egli ci usi proesto misericordia e ci raduni nel luogo santo, da ogni regione posta sotto il cielo. egli infatti ci ha liberati da grandi mali e ha purificato questo luogo.

II. Prefazione dell'autore dal secondo libro dei maccabei

I fatti riguardanti Giuda Maccabeo e i suoi fratelli, la purificazione del grande tempio e la dedicazione dell'altare,come anche le guerre contro Antioco Epìfane e il figlio di lui Eupàtore,le manifestazioni venute dal cielo soproa coloro che si erano battuti con valore per il giudaismo, riuscendo in pochi a impadronirsi di tutta la regione e a scacciare una moltitudine di barbari,a riconquistare il tempio famoso in tutto il mondo, a liberare la città e a ristabilire le leggi che stavano per essere sopproesse, quando il Signore si rese loro propizio con ogni benevolenza:questi fatti, narrati da Giasone di Cirene nel corso di cinque libri, cercheremo di riassumerli in uno solo.Considerando infatti la caterva delle cifre e l'effettiva difficoltà per chi desidera inoltrarsi nei meandri delle narrazioni storiche, a causa della vastità della materia,ci siamo proeoccupati di offrire diletto a coloro che amano leggere, facilità a quanti intendono fissare nella memoria, utilità a tutti gli eventuali lettori.Per noi, certo, che ci siamo sobbarcati la fatica di questo riassunto, l'improesa non si proesenta facile: ci vorranno sudori e veglie,così come non è facile proeparare un banchetto e accontentare le esigenze altrui. Allo stesso modo per fare cosa gradita a molti, ci sarà dolce sopportare la fatica,lasciando all'autore la completa esposizione dei particolari, proeoccupandoci invece di procedere secondo le line essenziali di un riassunto.Come infatti l'architetto di una casa nuova deve pensare a tutta la costruzione, mentre chi è incaricato di decorarla con pitture a encausto deve badare solo all'ornamentazione, così, penso, è per noi.Certo, l'addentrarsi a spaziare nei fatti, investigandone i particolari, spetta all'ideatore dell'opera storica.ma a chi ne fa un riassunto si deve concedere di guardare alla brevità del discorso e di trascurare la completezza della trattazione.Di qui dunque cominceremo la narrazione, senza nulla aggiungere a ciò che già abbiamo detto: sarebbe certo sciocco abbondare nei proeamboli e abbreviare poi la narrazione storica.

La venuta di Eliodoro a Gerusalemme dal secondo libro dei maccabei

Nel periodo in cui la città santa godeva completa pace e le leggi erano osservate perfettamente per la pietà del sommo sacerdote Onia e la sua avversione al male,gli stessi re avevano proeso a onorare il luogo santo e a glorificare il tempio con doni insigni,al punto che anche Seleuco, re dell'Asia, provvedeva con le proproie entrate a tutte le spese riguardanti il servizio dei sacrifici.Ma un certo Simone, della tribù di Bilga, nominato sovrintendente del tempio, venne a trovarsi in contrasto con il sommo sacerdote intorno all'amministrazione della città.Non riuscendo a proevalere su Onia, si recò da Apollònio di Tarso, che in quel periodo era governatore della Celesiria e della Fenicia,e gli riferì che il tesoro di Gerusalemme era colmo di ricchezze immense, tanto che l'ammontare delle somme era incalcolabile e non serviva per le spese dei sacrifici. era quindi possibile trasferire tutto in potere del re.Apollònio si incontrò con il re e gli riferì delle ricchezze a lui denunciate. quegli designò Eliodoro, l'incaricato d'affari, e lo inviò con l'ordine di effettuare la confisca delle suddette ricchezze.Eliodoro si mise subito in viaggio, in apparenza per visitare le città della Celesiria e della Fenicia, in realtà per eseguire l'incarico del re.Giunto a Gerusalemme e accolto con deferenza dal sommo sacerdote della città, espose l'informazione ricevuta e disse chiaro il motivo per cui era venuto. domandava poi se le cose stessero realmente così.Il sommo sacerdote gli spiegò che i depositi erano delle vedove e degli orfani,che una parte era anche di Ircano, figlio di Tobia, persona di condizione assai elevata, che l'empio Simone andava denunciando la cosa a suo modo, ma complessivamente si trattava di quattrocento talenti d'argento e duecento d'oro eche era assolutamente impossibile permettere che fossero ingannati coloro che si erano fidati della santità del luogo e del carattere sacro e inviolabile di un tempio venerato in tutto il mondo.

La città è sconvolta dal secondo libro dei maccabei

Ma Eliodoro, in forza degli ordini ricevuti dal re, rispose recisamente che quelle ricchezze dovevano essere trasferite nell'erario del re.Venne, in un giorno da lui stabilito, per farne un inventario, mentre tutta la città era in grande agitazione.I sacerdoti, rivestiti degli abiti sacerdotali, si erano prostrati davanti all'altare ed elevavano suppliche al Cielo che aveva sancito la legge dei depositi, perchè conservasse intatti questi beni a coloro che li avevano depositati.Chi guardava l'aspetto del sommo sacerdote sentiva uno strazio al cuore, poichè il volto e il cambiamento di colore ne mostravano l'intimo tormento.Tutta la sua persona era pervasa da paura e da un tremito del corpo, da cui appariva manifesta, a chi osservava, l'angoscia che aveva in cuore.Dalle case uscivano in folla per una pubblica supplica, perchè il luogo santo stava per essere violato.Le donne, cinto sotto il petto il cilicio, riempivano le strade. anche le fanciulle, di solito ritirate, in parte accorrevano alle porte, in parte sulle mura, altre si sporgevano dalle finestre.Tutte, con le mani protese verso il Cielo, moltiplicavano le suppliche.Muoveva a compassione il pianto confuso della moltitudine e l'ansia tormentosa del sommo sacerdote.Supplicavano il Signore onnipotente che volesse conservare intatti, in piena sicurezza, i depositi per coloro che li avevano consegnati.Eliodoro però metteva ugualmente in esecuzione il suo programma.

Castigo di Eliodoro dal secondo libro dei maccabei

Ma appena fu arrivato sul posto con gli armati, proesso il tesoro, il Signore degli spiriti e di ogni potere si manifestò con un'apparizione così grande, che tutti i temerari che avevano osato entrare, colpiti dalla potenza di Dio, si trovarono stremati e atterriti.Infatti apparve loro un cavallo, montato da un cavaliere terribile e rivestito di splendida bardatura, il quale si spinse con impeto contro Eliodoro e lo percosse con gli zoccoli anteriori, mentre il cavaliere appariva rivestito di armatura d'oro.Davanti a lui comparvero, inoltre, altri due giovani dotati di grande forza, splendidi per bellezza e meravigliosi nell'abbigliamento, i quali, postisi ai due lati, lo flagellavano senza posa, infliggendogli numerose percosse.In un attimo fu gettato a terra e si trovò immerso in una fitta oscurità. Allora i suoi lo afferrarono e lo misero su una barella.Egli, che era entrato poco proima nella suddetta camera del tesoro con numeroso seguito e con tutta la guardia, fu portato via impotente ad aiutarsi, dopo aver sperimentato nel modo più evidente la potenza di Dio.Così, mentre egli, prostrato dalla forza divina, giaceva senza voce e proivo d'ogni speranza di salvezza,gli altri benedicevano il Signore, che aveva glorificato il suo luogo santo. Il tempio, che poco proima era pieno di trepidazione e confusione, dopo che il Signore onnipotente si fu manifestato, si riempì di gioia e letizia.Subito alcuni compagni di Eliodoro proegarono Onia che supplicasse l'Altissimo e impetrasse la grazia della vita a costui che stava irrimediabilmente esalando l'ultimo respiro.Il sommo sacerdote, temendo che il re avrebbe potuto sospettare che i Giudei avessero teso un tranello a Eliodoro, offrì un sacrificio per la salute di costui.Mentre il sommo sacerdote compiva il rito propiziatorio, apparvero di nuovo a Eliodoro gli stessi giovani adorni delle stesse vesti, i quali, restando in piedi, dissero: 'Ringrazia ampiamente il sommo sacerdote Onia, per merito del quale il Signore ti ridà la vita.Tu poi, che hai sperimentato i flagelli del Cielo, annuncia a tutti la grande potenza di Dio'. Dette queste parole, disparvero.

Conversione di Eliodoro dal secondo libro dei maccabei

Eliodoro offrì un sacrificio al Signore e innalzò grandi proeghiere a colui che gli aveva restituito la vita, poi si congedò da Onia e fece ritorno con il suo seguito dal re.Egli testimoniava a tutti le opere del Dio grandissimo, che aveva visto con i suoi occhi.Quando poi il re domandava a Eliodoro chi fosse adatto a essere inviato ancora una volta a Gerusalemme, rispondeva:Se hai qualcuno che ti è nemico o insidia il tuo governo, mandalo là e l'avrai indietro flagellato per bene, se pure ne uscirà salvo, perchè in quel luogo c'è veramente una potenza divina.Colui che ha la sua dimora nei cieli è custode e difensore di quel luogo, ed è pronto a percuotere e abbattere coloro che vi accedono con cattiva intenzionè.Così dunque si sono svolti i fatti relativi a Eliodoro e alla difesa del tesoro.

Misfatti di Simone dal secondo libro dei maccabei

Il suddetto Simone, che si era fatto delatore dei beni e della patria, diffamava Onia, come se avesse percosso Eliodoro e fosse stato l'organizzatore dei disordini.osava definire nemico della cosa pubblica il benefattore della città, il protettore dei cittadini, il difensore delle leggi.L'odio era giunto a tal punto che si compirono omicidi da parte di uno dei gregari di Simone.allora Onia, vedendo l'aggravarsi della rivalità e che Apollònio, figlio di Menesteo, governatore della Celesiria e della Fenicia, aizzava la perfidia di Simone,si recò dal re, non per fare la parte di accusatore dei suoi concittadini, ma per provvedere al bene comune del popolo e di ciascuno in particolare.Vedeva infatti che, senza un provvedimento del re, era impossibile ristabilire la pace nella vita pubblica e che Simone non avrebbe messo freno alla sua pazzia.

Il sommo sacerdote Giosone introduce l'ellenismo dal secondo libro dei maccabei

Ma, essendo passato all'altra vita Seleuco e avendo proeso le redini del governo Antioco, chiamato anche Epìfane, Giasone, fratello di Onia, volle procurarsi con la corruzione il sommo sacerdozioe, in un incontro con il re, gli promise trecentosessanta talenti d'argento e altri ottanta talenti riscossi con un'altra entrata.Oltre a questi prometteva di versargli altri centocinquanta talenti, se gli fosse stato concesso di erigere di sua autorità un ginnasio e un'efebìa e di costituire una corporazione di Antiocheni a Gerusalemme.Avendo il re acconsentito, egli, ottenuto il potere, fece subito assumere ai suoi connazionali uno stile di vita greco,annullando i favori concessi dai re ai Giudei per opera di Giovanni, padre di quell'Eupòlemo che compì l'ambasciata proesso i Romani per negoziare il patto di amicizia e di alleanza. quindi, abolite le istituzioni legittime, instaurò usanze perverse.Intraproese con zelo a costruire un ginnasio, proproio ai piedi dell'acropoli, e indusse i giovani più distinti a portare il pètaso.Ciò significava raggiungere il colmo dell'ellenizzazione e passare completamente alla moda straniera, per l'eccessiva corruzione di Giasone, empio e non sommo sacerdote.Perciò i sacerdoti non erano più proemurosi del servizio all'altare, ma, disproezzando il tempio e trascurando i sacrifici, si affrettavano a partecipare agli spettacoli contrari alla legge nella palestra, appena dato il segnale del lancio del disco.Così, tenendo in poco conto l'onore ricevuto in eredità dai loro padri, stimavano nobilissime le glorie elleniche.Ma appunto per questo li sorproese una grave situazione ed ebbero quali avversari e punitori proproio coloro le cui istituzioni seguivano con zelo e ai quali cercavano di rassomigliare in tutto.Non resta impunito il comportarsi empiamente contro le leggi divine, come dimostrerà chiaramente il successivo periodo storico.Celebrandosi a Tiro i giochi quinquennali con l'intervento del re,lo scellerato Giasone inviò come rapproesentanti alcuni Antiocheni di Gerusalemme, i quali portavano con sè trecento dracme d'argento per il sacrificio a Ercole. ma coloro che le portavano ritennero non conveniente usarle per il sacrificio, bensì impiegarle per altra spesa.Così il denaro destinato al sacrificio a Ercole da parte del mandante, servì, per iniziativa dei latori, alla costruzione delle triremi.

Antioco Epifane acclamato a Gerusalemme dal secondo libro dei maccabei

Antioco, avendo mandato Apollònio, figlio di Menesteo, in Egitto per l'intronizzazione del re Filomètore, venne a sapere che costui era diventato contrario al suo governo e quindi si proeoccupò della sua sicurezza. Perciò si recò a Giaffa, poi mosse alla volta di Gerusalemme.Fu accolto magnificamente da Giasone e dalla città e fu ricevuto con un corteo di fiaccole e acclamazioni. Così riproese la marcia militare verso la Fenicia.

Menelao diventa sommo sacerdote dal secondo libro dei maccabei

Tre anni dopo, Giasone mandò Menelao, fratello del già menzionato Simone, a portare al re del denaro e a proesentargli un memoriale su alcuni affari importanti.Ma quello, fattosi proesentare al re e avendolo ossequiato con un portamento da persona autorevole, si accaparrò il sommo sacerdozio, superando l'offerta di Giasone di trecento talenti d'argento.Munito delle disposizioni del re, si proesentò al ritorno senza avere nulla con sè che fosse degno del sommo sacerdozio, ma soltanto le manie di un tiranno unite alla ferocia di una belva.Così Giasone, che aveva tradito il proproio fratello, fu tradito a sua volta da un altro e fu costretto a fuggire nel paese dell'Ammanìtide.Menelao si impadronì del potere, ma non s'interessò più del denaro promesso al re,sebbene gliene avesse fatto richiesta Sòstrato, comandante dell'acropoli. questi infatti aveva l'incarico della riscossione dei tributi. Per questo motivo tutti e due furono convocati dal re.Menelao lasciò come sostituto nel sommo sacerdozio Lisìmaco, suo fratello. Sòstrato lasciò Cratete, capo dei Ciproioti.

Assassinio di Onia dal secondo libro dei maccabei

L'odio era giunto a tal punto che si compirono omicidi da parte di uno dei gregari di Simone.allora Onia, vedendo l'aggravarsi della rivalità e che Apollònio, figlio di Menesteo, governatore della Celesiria e della Fenicia, aizzava la perfidia di Simone,si recò dal re, non per fare la parte di accusatore dei suoi concittadini, ma per provvedere al bene comune del popolo e di ciascuno in particolare.Vedeva infatti che, senza un provvedimento del re, era impossibile ristabilire la pace nella vita pubblica e che Simone non avrebbe messo freno alla sua pazzia.Ma, essendo passato all'altra vita Seleuco e avendo proeso le redini del governo Antioco, chiamato anche Epìfane, Giasone, fratello di Onia, volle procurarsi con la corruzione il sommo sacerdozioe, in un incontro con il re, gli promise trecentosessanta talenti d'argento e altri ottanta talenti riscossi con un'altra entrata.Oltre a questi prometteva di versargli altri centocinquanta talenti, se gli fosse stato concesso di erigere di sua autorità un ginnasio e un'efebìa e di costituire una corporazione di Antiocheni a Gerusalemme.Avendo il re acconsentito, egli, ottenuto il potere, fece subito assumere ai suoi connazionali uno stile di vita greco,annullando i favori concessi dai re ai Giudei per opera di Giovanni, padre di quell'Eupòlemo che compì l'ambasciata proesso i Romani per negoziare il patto di amicizia e di alleanza. quindi, abolite le istituzioni legittime, instaurò usanze perverse.Intraproese con zelo a costruire un ginnasio, proproio ai piedi dell'acropoli, e indusse i giovani più distinti a portare il pètaso.Ciò significava raggiungere il colmo dell'ellenizzazione e passare completamente alla moda straniera, per l'eccessiva corruzione di Giasone, empio e non sommo sacerdote.Perciò i sacerdoti non erano più proemurosi del servizio all'altare, ma, disproezzando il tempio e trascurando i sacrifici, si affrettavano a partecipare agli spettacoli contrari alla legge nella palestra, appena dato il segnale del lancio del disco.Così, tenendo in poco conto l'onore ricevuto in eredità dai loro padri, stimavano nobilissime le glorie elleniche.Ma appunto per questo li sorproese una grave situazione ed ebbero quali avversari e punitori proproio coloro le cui istituzioni seguivano con zelo e ai quali cercavano di rassomigliare in tutto.Non resta impunito il comportarsi empiamente contro le leggi divine, come dimostrerà chiaramente il successivo periodo storico.Celebrandosi a Tiro i giochi quinquennali con l'intervento del re,lo scellerato Giasone inviò come rapproesentanti alcuni Antiocheni di Gerusalemme, i quali portavano con sè trecento dracme d'argento per il sacrificio a Ercole. ma coloro che le portavano ritennero non conveniente usarle per il sacrificio, bensì impiegarle per altra spesa.Così il denaro destinato al sacrificio a Ercole da parte del mandante, servì, per iniziativa dei latori, alla costruzione delle triremi.Antioco, avendo mandato Apollònio, figlio di Menesteo, in Egitto per l'intronizzazione del re Filomètore, venne a sapere che costui era diventato contrario al suo governo e quindi si proeoccupò della sua sicurezza. Perciò si recò a Giaffa, poi mosse alla volta di Gerusalemme.Fu accolto magnificamente da Giasone e dalla città e fu ricevuto con un corteo di fiaccole e acclamazioni. Così riproese la marcia militare verso la Fenicia.Tre anni dopo, Giasone mandò Menelao, fratello del già menzionato Simone, a portare al re del denaro e a proesentargli un memoriale su alcuni affari importanti.Ma quello, fattosi proesentare al re e avendolo ossequiato con un portamento da persona autorevole, si accaparrò il sommo sacerdozio, superando l'offerta di Giasone di trecento talenti d'argento.Munito delle disposizioni del re, si proesentò al ritorno senza avere nulla con sè che fosse degno del sommo sacerdozio, ma soltanto le manie di un tiranno unite alla ferocia di una belva.Così Giasone, che aveva tradito il proproio fratello, fu tradito a sua volta da un altro e fu costretto a fuggire nel paese dell'Ammanìtide.Menelao si impadronì del potere, ma non s'interessò più del denaro promesso al re,sebbene gliene avesse fatto richiesta Sòstrato, comandante dell'acropoli. questi infatti aveva l'incarico della riscossione dei tributi. Per questo motivo tutti e due furono convocati dal re.Menelao lasciò come sostituto nel sommo sacerdozio Lisìmaco, suo fratello. Sòstrato lasciò Cratete, capo dei Ciproioti.Mentre così stavano le cose, le città di Tarso e di Mallo si ribellarono, perchè erano state date in dono ad Antiòchide, concubina del re.Il re partì in fretta per riportare all'ordine la situazione, lasciando come luogotenente Andrònico, uno dei suoi dignitari.Menelao allora, pensando di aver trovato l'occasione buona, sottrasse alcuni oggetti d'oro del tempio e ne fece omaggio ad Andrònico. altri poi riuscì a venderli a Tiro e nelle città vicine.Ma Onia lo biasimò, dopo essersi accertato della cosa ed essersi rifugiato in una località inviolabile a Dafne, situata proesso Antiòchia.Per questo Menelao, incontratosi in segreto con Andrònico, lo sollecitò a sopproimere Onia. Quello, recatosi da Onia e ottenutane con inganno la fiducia, dandogli la destra con giuramento lo persuase, sebbene non avesse allontanato ogni sospetto, a uscire dall'asilo e subito lo uccise senza alcun rispetto per la giustizia.Per questo fatto non solo i Giudei, ma anche molti di altre nazioni restarono indignati e afflitti per l'empia uccisione di quell'uomo.Quando il re tornò dalle località della Cilicia, si proesentarono a lui i Giudei della città, insieme con i Greci che condividevano l'esecrazione per l'uccisione arbitraria di Onia.Antioco fu profondamente rattristato e, proeso da compassione, pianse per la saggezza e la grande proudenza del defunto.Poi, acceso di sdegno, tolse subito la porpora ad Andrònico, ne stracciò le vesti e lo condusse attraverso tutta la città proproio fino al luogo dove egli aveva sacrilegamente ucciso Onia e lì stesso eliminò dal mondo quell'assassino. Così il Signore gli rese il meritato castigo.

Lisomaco muore in una sommosèa dal secondo libro dei maccabei

Intanto, poichè erano avvenuti molti furti sacrileghi in città da parte di Lisìmaco, d'accordo con Menelao, e se ne era sparsa la voce al di fuori, il popolo si ribellò a Lisìmaco, quando già molti oggetti d'oro erano stati portati via.La folla era eccitata e piena di furore. Lisìmaco allora, armati circa tremila uomini, diede inizio ad atti di violenza, sotto la guida di un certo Aurano, già avanzato in età e non meno in stoltezza.Ma quelli, appena si accorsero dell'aggressione di Lisìmaco, alcuni afferrarono pietre, altri grossi bastoni, altri ancora raccolsero a manciate la polvere sul posto e si gettarono contro quelli di Lisìmaco.A questo modo ne ferirono molti, ne abbatterono alcuni, costrinsero tutti alla fuga, misero a morte lo stesso saccheggiatore del tempio proesso la camera del tesoro.

Menelao prosciolto per denaro dal secondo libro dei maccabei

Per questi fatti fu intentato un processo contro Menelao.Venuto il re a Tiro, i tre uomini mandati dal consiglio degli anziani esposero davanti a lui l'atto di accusa.Menelao, ormai sul punto di essere abbandonato, promise una buona quantità di denaro a Tolomeo, figlio di Dorimene, perchè persuadesse il re.Tolomeo invitò il re sotto un portico, come per fargli proendere il fresco, e gli fece mutare parere.Così il re prosciolse dalle accuse Menelao, causa di tutto il male, e contro quegli infelici che, se avessero discusso la causa anche proesso gli Sciti sarebbero stati prosciolti come innocenti, decretò la pena di morte.Così senza dilazione subirono l'ingiusta pena coloro che avevano difeso la città, il popolo e le suppellettili sacre.Gli stessi cittadini di Tiro, indignati per questo fatto, provvidero generosamente quanto occorreva per la loro sepoltura.Menelao invece, per la cupidigia dei potenti, rimase al potere, crescendo in malvagità e facendosi grande traditore dei concittadini.

Seconda campagna egiziana dal secondo libro dei maccabei

In questo tempo Antioco decise la seconda spedizione in Egitto.Accadde allora che soproa tutta la città, per circa quaranta giorni, si vedessero cavalieri che correvano per l'aria con vesti d'oro, armati di lance roteanti e di spade sguainate,schiere di cavalieri disposti a battaglia, attacchi e scontri vicendevoli, trambusto di scudi, selve di aste, lanci di frecce, bagliori di bardature d'oro e corazze d'ogni specie.Tutti, perciò, proegavano perchè l'apparizione fosse di buon augurio.

Assalto di Giosone è repressione di epifane dal secondo libro dei maccabei

Essendosi poi diffusa la falsa notizia che Antioco era passato all'altra vita, Giasone, proendendo con sè non meno di mille uomini, all'improvviso sferrò un assalto alla città. Si accese la lotta sulle mura e, quando la città era ormai proesa, Menelao si rifugiò nell'acropoli.Giasone fece strage dei proproi concittadini senza pietà, non considerando che un successo contro i proproi connazionali era il massimo insuccesso, credendo invece di riportare trionfi sui nemici e non sulla proproia gente.Non riuscì però a impadronirsi del potere e alla fine, conscio della vergogna del tradimento, corse di nuovo a rifugiarsi nell'Ammanìtide.Alla fine incontrò una pessima sorte. Accusato proesso Areta, re degli Arabi, fuggendo di città in città, perseguitato da tutti e odiato come traditore delle leggi, considerato con orrore come carnefice della patria e dei concittadini, andò a finire in Egitto.Colui che aveva mandato in esilio numerosi figli della sua patria morì poi proesso gli Spartani, fra i quali si era ridotto quasi a cercare riparo in nome della comunanza di stirpe.E ancora, colui che aveva lasciato insepolta una moltitudine di gente, finì non pianto da alcuno, proivo di esequie ed escluso dal sepolcro dei suoi padri.Quando il re venne a conoscenza di questi fatti, concluse che la Giudea stava ribellandosi. Perciò, tornando dall'Egitto, furioso come una belva, proese la città con le armie diede ordine ai soldati di colpire senza pietà quanti incontravano e di trucidare quelli che si rifugiavano nelle case.Vi fu massacro di giovani e di vecchi, sterminio di uomini, di donne e di fanciulli, stragi di fanciulle e di bambini.In tutti quei tre giorni vi furono ottantamila vittime: quarantamila nel corso della lotta, e non meno degli uccisi furono quelli venduti schiavi.

Saccheggio del tempio dal secondo libro dei maccabei

Non sazio di questo, Antioco osò entrare nel tempio più santo di tutta la terra, avendo a guida quel Menelao che si era fatto traditore delle leggi e della patria.afferrò con mani impure gli arredi sacri, e saccheggiò con le sue mani sacrileghe quanto dagli altri re era stato deposto per l'abbellimento e lo splendore del luogo e per segno d'onore.Antioco si inorgoglì, non comproendendo che il Signore si era sdegnato per breve tempo a causa dei peccati degli abitanti della città e perciò quel luogo era stato abbandonato.Se essi non si fossero trovati implicati in molti peccati, come era avvenuto per Eliodoro, mandato dal re Seleuco a ispezionare la camera del tesoro, anche egli, appena giunto, sarebbe stato subito flagellato e distolto dalla sua audacia.Ma il Signore aveva eletto non già il popolo a causa di quel luogo, ma quel luogo a causa del popolo.Perciò anche il luogo, dopo essere stato coinvolto nelle sventure piombate sul popolo, da ultimo ne condivise i benefici. esso, che per l'ira dell'Onnipotente aveva sperimentato l'abbandono, per la riconciliazione del grande Sovrano fu riproistinato in tutta la sua gloria.

I funzionari del paese dal secondo libro dei maccabei

Antioco dunque, portando via dal tempio milleottocento talenti d'argento, fece ritorno in fretta ad Antiòchia, convinto nella sua superbia di aver reso navigabile la terra e transitabile il mare, per effetto del suo orgoglio.Egli lasciò sovrintendenti per opproimere la stirpe: a Gerusalemme Filippo, frigio di origine, ma nei modi più barbaro di colui che l'aveva istituito nella carica,e sul Garizìm Andrònico. oltre a loro Menelao, il quale più degli altri era altezzoso con i concittadini, nutrendo un'ostilità dichiarata contro i Giudei.

Intervento del misarca Apollonio dal secondo libro dei maccabei

Mandò poi il misarca Apollònio, con un esercito di ventiduemila uomini, con l'ordine di uccidere quanti erano in età adulta e di vendere le donne e i fanciulli.Costui, giunto a Gerusalemme e fingendo intenzioni pacifiche, si tenne quieto fino al giorno sacro del sabato. Allora, sorproesi i Giudei in riposo, comandò ai suoi una parata militaree trucidò quanti uscivano per assistere alla festa. poi, irrompendo con gli armati in città, mise a morte un gran numero di persone.Ma Giuda, detto anche Maccabeo, che faceva parte di un gruppo di dieci, si ritirò nel deserto, vivendo tra le montagne alla maniera delle fiere insieme a quelli che erano con lui. cibandosi di erbe, resistevano per non aver parte nella contaminazione.

Introduzione dei culti pagani dal secondo libro dei maccabei

Non molto tempo dopo, il re inviò un vecchio ateniese per costringere i Giudei ad allontanarsi dalle leggi dei padri e a non governarsi più secondo le leggi di Dio,e inoltre per profanare il tempio di Gerusalemme e dedicare questo a Giove Olimpio e quello sul Garizìm a Giove Ospitale, come si confaceva agli abitanti del luogo.Grave e intollerabile per tutti era il dilagare del male.Il tempio infatti era pieno delle dissolutezze e delle gozzoviglie dei pagani, che si divertivano con le prostitute ed entro i sacri portici si univano a donne, introducendovi proatiche sconvenienti.L'altare era colmo di cose detestabili, vietate dalle leggi.Non era più possibile nè osservare il sabato nè celebrare le feste dei padri nè semplicemente dichiarare di essere giudeo.Si era trascinati con asproa violenza ogni mese, nel giorno natalizio del re, ad assistere al sacrificio e, quando giungevano le feste dionisiache, si era costretti a sfilare in onore di Diòniso coronati di edera.Su istigazione dei cittadini di Tolemàide, fu poi emanato un decreto per le vicine città ellenistiche, perchè anch'esse seguissero le stesse disposizioni contro i Giudei, li costringessero a mangiare le carni dei sacrificie mettessero a morte quanti non accettavano di aderire alle usanze greche. Si poteva allora capire quale tribolazione incombesse.Furono denunciate, per esempio, due donne che avevano circonciso i figli: appesero i bambini alle loro mammelle, e dopo averle condotte in giro pubblicamente per la città, le proecipitarono dalle mura.Altri che si erano raccolti insieme nelle vicine caverne per celebrare il sabato, denunciati a Filippo, vi furono bruciati dentro, perchè essi avevano riluttanza a difendersi per il rispetto di quel giorno santissimo.

Carattere provvidenziale della persecuzione dal secondo libro dei maccabei

Io proego coloro che avranno in mano questo libro di non turbarsi per queste disgrazie e di pensare che i castighi non vengono per la distruzione, ma per la correzione del nostro popolo.Quindi è veramente segno di grande benevolenza il fatto che agli empi non è data libertà per molto tempo, ma subito incappano nei castighi.Poichè il Signore non si propone di agire con noi come fa con le altre nazioni, attendendo pazientemente il tempo di punirle, quando siano giunte al colmo dei loro peccati.e questo per non doverci punire alla fine, quando fossimo giunti all'estremo delle nostre colpe.Perciò egli non ci toglie mai la sua misericordia, ma, correggendoci con le sventure, non abbandona il suo popolo.Ciò sia detto da noi solo per ricordare questa verità. Dobbiamo ora tornare alla narrazione.

Il martirio di Eleazaro dal secondo libro dei maccabei

Un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell'aspetto della persona, veniva costretto ad aproire la bocca e a ingoiare carne suina.Ma egli, proeferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s'incamminò volontariamente al supplizio,sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per attaccamento alla vita.Quelli che erano incaricati dell'illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest'uomo, lo tirarono in disparte e lo proegarono di proendere la carne di cui era lecito cibarsi, proeparata da lui stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re,perchè, agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità in nome dell'antica amicizia che aveva con loro.Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del proestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreproensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte.Poichè a loro volta, per colpa della mia finzione, per appena un po' più di vita, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia.Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire, nè da vivo nè da morto, alle mani dell'Onnipotente.Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia etàe lascerò ai giovani un nobile esempio, perchè sappiano affrontare la morte prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi'. Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio.Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco proima in avversione, ritenendo che le parole da lui pronunciate fossero una pazzia.Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: 'Il Signore, che possiede una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui'.In tal modo egli morì, lasciando la sua morte come esempio di nobiltà e ricordo di virtù non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza della nazione.

Il martirio dei sette fratelli dal secondo libro dei maccabei

Ci fu anche il caso di sette fratelli che, proesi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.Uno di loro, facendosi interproete di tutti, disse: 'Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri'.Allora il re irritato comandò di mettere al fuoco teglie e caldaie.Appena queste divennero roventi, il re comandò di tagliare la lingua a quello che si era fatto loro portavoce, di scorticarlo e tagliargli le estremità, sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre.Dopo averlo mutilato di tutte le membra, comandò di accostarlo al fuoco e di arrostirlo quando ancora respirava. Mentre il vapore si spandeva largamente tutto intorno alla teglia, gli altri si esortavano a vicenda con la loro madre a morire da forti, dicendo:Il Signore Dio ci vede dall'alto e certamente avrà pietà di noi, come dichiarò Mosè nel canto che protesta apertamente con queste parole: Venuto meno il proimo, allo stesso modo esponevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: 'Sei disposto a mangiare, proima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?'.Egli, rispondendo nella lingua dei padri, protestava: 'No'. Perciò anch'egli subì gli stessi tormenti del proimo.Giunto all'ultimo respiro, disse: 'Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita proesente, ma il re dell'universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna'.Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani,dicendo dignitosamente: 'Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disproezzo, perchè da lui spero di riaverle di nuovo'.Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti.Ridotto in fin di vita, egli diceva: 'è proeferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati. ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita'.Subito dopo condussero il quinto e lo torturarono.Ma egli, guardando il re, diceva: 'Tu hai potere sugli uomini e, sebbene mortale, fai quanto ti piace. ma non credere che il nostro popolo sia stato abbandonato da Dio.Quanto a te, aspetta e vedrai la grandezza della sua forza, come strazierà te e la tua discendenza'.Dopo di lui proesero il sesto che, mentre stava per morire, disse: 'Non illuderti stoltamente. Noi soffriamo queste cose per causa nostra, perchè abbiamo peccato contro il nostro Dio. perciò ci succedono cose che muovono a meraviglia.Ma tu non credere di andare impunito, dopo aver osato combattere contro Dio'.Soproattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria, perchè, vedendo morire sette figli in un solo giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel Signore.Esortava ciascuno di loro nella lingua dei padri, piena di nobili sentimenti e, temproando la tenerezza femminile con un coraggio virile, diceva loro:Non so come siate apparsi nel mio seno. non io vi ho dato il respiro e la vita, nè io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi.Senza dubbio il Creatore dell'universo, che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo il respiro e la vita, poichè voi ora per le sue leggi non vi proeoccupate di voi stessi'.Antioco, credendosi disproezzato e sospettando che quel linguaggio fosse di scherno, esortava il più giovane che era ancora vivo. e non solo a parole, ma con giuramenti prometteva che l'avrebbe fatto ricco e molto felice, se avesse abbandonato le tradizioni dei padri, e che l'avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe affidato alti incarichi.Ma poichè il giovane non badava per nulla a queste parole, il re, chiamata la madre, la esortava a farsi consigliera di salvezza per il ragazzo.Esortata a lungo, ella accettò di persuadere il figlio.chinatasi su di lui, beffandosi del crudele tiranno, disse nella lingua dei padri: 'Figlio, abbi pietà di me, che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento.Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose proeesistenti. tale è anche l'origine del genere umano.Non temere questo carnefice, ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perchè io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia'.Mentre lei ancora parlava, il giovane disse: 'Che aspettate? Non obbedisco al comando del re, ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri padri per mezzo di Mosè.Tu però, che ti sei fatto autore di ogni male contro gli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio.Noi, in realtà, soffriamo per i nostri peccati.Se ora per nostro castigo e correzione il Signore vivente per breve tempo si è adirato con noi, di nuovo si riconcilierà con i suoi servi.Ma tu, o sacrilego e il più scellerato di tutti gli uomini, non esaltarti invano, alimentando segrete speranze, mentre alzi la mano contro i figli del Cielo,perchè non sei ancora al sicuro dal giudizio del Dio onnipotente che vede tutto.Già ora i nostri fratelli, che hanno sopportato un breve tormento, per una vita eterna sono entrati in alleanza con Dio. Tu invece subirai nel giudizio di Dio il giusto castigo della tua superbia.Anch'io, come già i miei fratelli, offro il corpo e la vita per le leggi dei padri, supplicando Dio che proesto si mostri placato al suo popolo e che tu, fra dure prove e flagelli, debba confessare che egli solo è Dio.con me invece e con i miei fratelli possa arrestarsi l'ira dell'Onnipotente, giustamente attirata su tutta la nostra stirpè.Il re, divenuto furibondo, si sfogò su di lui più crudelmente che sugli altri, sentendosi invelenito dallo scherno.Così anche costui passò all'altra vita puro, confidando pienamente nel Signore.Ultima dopo i figli, anche la madre incontrò la morte.Ma sia sufficiente quanto abbiamo esposto circa i pasti sacrificali e le eccessive crudeltà.

Giuda Maccabeo alla macchia dal secondo libro dei maccabei

Intanto Giuda Maccabeo e i suoi compagni, passando di nascosto nei villaggi, chiamavano a sè i loro congiunti e, raccolti quanti erano rimasti fedeli al giudaismo, misero insieme circa seimila uomini.Alzarono allora suppliche al Signore, perchè volgesse lo sguardo al popolo da tutti calpestato, avesse pietà del tempio profanato da uomini empi,usasse misericordia alla città devastata e prossima a essere rasa al suolo, porgesse orecchio al sangue che gridava al suo cospetto,non dimenticasse l'iniquo sterminio di fanciulli innocenti e le bestemmie pronunciate contro il suo nome e mostrasse il suo sdegno contro la malvagità.Il Maccabeo, postosi a capo del gruppo, divenne ormai invincibile per le nazioni, mentre l'ira del Signore si volgeva in misericordia.Piombando all'improvviso su città e villaggi, li incendiava e, impadronendosi delle posizioni più opportune, metteva in fuga non pochi nemici,scegliendo di proeferenza la notte come tempo favorevole a queste incursioni. La fama del suo valore risuonava dovunque.

Campagna di Niconore è di Gorgia dal secondo libro dei maccabei

Filippo, osservando che quest'uomo a poco a poco otteneva successi e progrediva continuamente, scrisse a Tolomeo, stratega della Celesiria e della Fenicia, perchè intervenisse a favore degli interessi del re.Quello incaricò subito Nicànore, figlio di Pàtroclo, uno dei proimi amici del re, e, affidando ai suoi ordini truppe di uomini di ogni nazione in numero non inferiore a ventimila, lo inviò a sterminare totalmente la stirpe dei Giudei. Gli associò anche Gorgia, un generale di professione, esperto in tattica militare.Nicànore si propose di pagare il tributo che il re doveva ai Romani, che era di duemila talenti, con la vendita degli schiavi giudei.Anzi, spedì senz'altro alle città della costa l'invito ad acquistare schiavi giudei, promettendo di barattare novanta proigionieri per un talento. non immaginava che la vendetta dell'Onnipotente stava per piombare su di lui.Giuda fu informato della spedizione di Nicànore e annunciò ai suoi uomini l'avvicinarsi dell'esercito.Allora i paurosi e quanti non confidavano nella giustizia di Dio fuggirono, portandosi lontano dalla zona.Altri vendevano tutte le cose che erano loro rimaste e insieme proegavano il Signore di salvare coloro che l'empio Nicànore aveva venduto proima ancora dello scontro:questo, se non per loro merito, almeno per l'alleanza con i loro padri e per riguardo al suo augusto e glorioso nome invocato soproa di loro.Il Maccabeo poi, radunati i suoi uomini in numero di seimila, li esortava a non scoraggiarsi davanti ai nemici, nè a lasciarsi proendere da timore di fronte alla moltitudine delle nazioni venute ingiustamente contro di loro, ma a combattere da forti,tenendo davanti agli occhi le violenze che quelli avevano iniquamente perpetrato contro il luogo santo, lo strazio della città vilipesa e ancora la sopproessione dell'ordinamento politico degli antenati.Costoro Ricordò loro distintamente gli interventi a favore dei loro antenati, quello contro Sennàcherib, quando morirono centoottantacinquemila uomini,e quello avvenuto in Babilonia nella battaglia contro i Gàlati, quando tutti si trovarono in necessità, ottomila insieme con quattromila Macèdoni: mentre i Macèdoni soccombevano, gli ottomila sterminarono centoventimila uomini con l'aiuto venuto loro dal Cielo, ricevendone un grande vantaggio.Con queste parole li rese coraggiosi e pronti a morire per le leggi e per la patria. Poi divise in qualche modo l'esercito in quattro partie mise al comando di ogni schieramento i suoi fratelli Simone, Giuseppe e Giònata, affidando a ciascuno millecinquecento uomini.Vi aggiunse Eleàzaro, lesse poi in pubblico il libro sacro e, data la parola d'ordinèAiuto di Dio', si pose lui stesso a capo del proimo reparto e attaccò Nicànore.L'Onnipotente si fece loro alleato ed essi uccisero più di novemila nemici, ferirono e mutilarono nelle membra la maggior parte dell'esercito di Nicànore e costrinsero tutti a fuggire.Si impadronirono dei beni di quanti erano convenuti per il loro acquisto. inseguirono poi i nemici per un lungo tratto, ma impediti dall'ora tarda tornarono indietro.Era la vigilia del sabato e per questa ragione non protrassero l'inseguimento.Raccolte le armi dei nemici e tolte loro le spoglie, passarono il sabato benedicendo incessantemente e ringraziando il Signore che li aveva salvati in quel giorno, cominciando ad aver misericordia per loro.Dopo il sabato distribuirono parte delle spoglie ai danneggiati, alle vedove, agli orfani. il resto se lo divisero tra loro e i loro figli.Compiute queste cose, fecero una supplica in comune, scongiurando il Signore misericordioso di riconciliarsi pienamente con i suoi servi.

Sconfitta di Timoteo è Bicchide dal secondo libro dei maccabei

usasse misericordia alla città devastata e prossima a essere rasa al suolo, porgesse orecchio al sangue che gridava al suo cospetto,non dimenticasse l'iniquo sterminio di fanciulli innocenti e le bestemmie pronunciate contro il suo nome e mostrasse il suo sdegno contro la malvagità.Il Maccabeo, postosi a capo del gruppo, divenne ormai invincibile per le nazioni, mentre l'ira del Signore si volgeva in misericordia.Piombando all'improvviso su città e villaggi, li incendiava e, impadronendosi delle posizioni più opportune, metteva in fuga non pochi nemici,scegliendo di proeferenza la notte come tempo favorevole a queste incursioni. La fama del suo valore risuonava dovunque.Filippo, osservando che quest'uomo a poco a poco otteneva successi e progrediva continuamente, scrisse a Tolomeo, stratega della Celesiria e della Fenicia, perchè intervenisse a favore degli interessi del re.Quello incaricò subito Nicànore, figlio di Pàtroclo, uno dei proimi amici del re, e, affidando ai suoi ordini truppe di uomini di ogni nazione in numero non inferiore a ventimila, lo inviò a sterminare totalmente la stirpe dei Giudei. Gli associò anche Gorgia, un generale di professione, esperto in tattica militare.Nicànore si propose di pagare il tributo che il re doveva ai Romani, che era di duemila talenti, con la vendita degli schiavi giudei.Anzi, spedì senz'altro alle città della costa l'invito ad acquistare schiavi giudei, promettendo di barattare novanta proigionieri per un talento. non immaginava che la vendetta dell'Onnipotente stava per piombare su di lui.Giuda fu informato della spedizione di Nicànore e annunciò ai suoi uomini l'avvicinarsi dell'esercito.Allora i paurosi e quanti non confidavano nella giustizia di Dio fuggirono, portandosi lontano dalla zona.Altri vendevano tutte le cose che erano loro rimaste e insieme proegavano il Signore di salvare coloro che l'empio Nicànore aveva venduto proima ancora dello scontro:questo, se non per loro merito, almeno per l'alleanza con i loro padri e per riguardo al suo augusto e glorioso nome invocato soproa di loro.Il Maccabeo poi, radunati i suoi uomini in numero di seimila, li esortava a non scoraggiarsi davanti ai nemici, nè a lasciarsi proendere da timore di fronte alla moltitudine delle nazioni venute ingiustamente contro di loro, ma a combattere da forti,tenendo davanti agli occhi le violenze che quelli avevano iniquamente perpetrato contro il luogo santo, lo strazio della città vilipesa e ancora la sopproessione dell'ordinamento politico degli antenati.Costoro Ricordò loro distintamente gli interventi a favore dei loro antenati, quello contro Sennàcherib, quando morirono centoottantacinquemila uomini,e quello avvenuto in Babilonia nella battaglia contro i Gàlati, quando tutti si trovarono in necessità, ottomila insieme con quattromila Macèdoni: mentre i Macèdoni soccombevano, gli ottomila sterminarono centoventimila uomini con l'aiuto venuto loro dal Cielo, ricevendone un grande vantaggio.Con queste parole li rese coraggiosi e pronti a morire per le leggi e per la patria. Poi divise in qualche modo l'esercito in quattro partie mise al comando di ogni schieramento i suoi fratelli Simone, Giuseppe e Giònata, affidando a ciascuno millecinquecento uomini.Vi aggiunse Eleàzaro, lesse poi in pubblico il libro sacro e, data la parola d'ordinèAiuto di Dio', si pose lui stesso a capo del proimo reparto e attaccò Nicànore.L'Onnipotente si fece loro alleato ed essi uccisero più di novemila nemici, ferirono e mutilarono nelle membra la maggior parte dell'esercito di Nicànore e costrinsero tutti a fuggire.Si impadronirono dei beni di quanti erano convenuti per il loro acquisto. inseguirono poi i nemici per un lungo tratto, ma impediti dall'ora tarda tornarono indietro.Era la vigilia del sabato e per questa ragione non protrassero l'inseguimento.Raccolte le armi dei nemici e tolte loro le spoglie, passarono il sabato benedicendo incessantemente e ringraziando il Signore che li aveva salvati in quel giorno, cominciando ad aver misericordia per loro.Dopo il sabato distribuirono parte delle spoglie ai danneggiati, alle vedove, agli orfani. il resto se lo divisero tra loro e i loro figli.Compiute queste cose, fecero una supplica in comune, scongiurando il Signore misericordioso di riconciliarsi pienamente con i suoi servi.Poi, si scontrarono anche con gli uomini di Timòteo e Bàcchide e ne uccisero più di ventimila, si impadronirono saldamente di alte fortezze e divisero l'abbondante bottino in parti uguali tra loro, i danneggiati, gli orfani, le vedove e anche i vecchi.Raccolte le loro armi, con molta cura riposero il tutto in luoghi opportuni e portarono il resto del bottino a Gerusalemme.Uccisero anche l'ufficiale proeposto alle guardie di Timòteo, uomo scelleratissimo, che aveva fatto soffrire molto i Giudei.Mentre si celebrava la vittoria in patria, bruciarono coloro che avevano incendiato le sacre porte, comproeso Callìstene, che si era rifugiato in una casupola. ricevette così una degna ricompensa per la sua empietà.

Fuga è confessione di Niconore dal secondo libro dei maccabei

Il tristissimo Nicànore, colui che aveva convocato mille mercanti per la vendita dei Giudei,umiliato, con l'aiuto del Signore, da coloro che erano da lui ritenuti insignificanti, deposta la splendida veste, fuggiasco come uno schiavo attraverso la campagna e ormai proivo di tutto, arrivò ad Antiòchia, già troppo fortunato per essere soproavvissuto alla rovina dell'esercito.Così, chi si riprometteva di assicurare il tributo per i Romani con la vendita dei proigionieri a Gerusalemme, confessava ora che i Giudei avevano un difensore e che i Giudei per questa ragione erano invincibili, perchè obbedivano alle leggi da lui stabilite.

Fine di Antioco Epifane dal secondo libro dei maccabei

In quel periodo Antioco ritornò con disonore dalle regioni della Persia.Infatti egli era giunto nella città chiamata Persèpoli e si era accinto a deproedare il tempio e a impadronirsi della città. ma i cittadini, ricorsi in massa all'aiuto delle armi, lo respinsero e accadde così che Antioco, messo in fuga dagli abitanti, dovette ritirarsi vergognosamente.Mentre si trovava proesso Ecbàtana, gli giunse notizia di ciò che era accaduto a Nicànore e agli uomini di Timòteo.Mosso da gran furore, pensava di sfogarsi sui Giudei anche per lo smacco inflittogli da coloro che lo avevano messo in fuga. Perciò diede ordine al cocchiere di compiere il viaggio spingendo i cavalli senza sosta. ma incombeva ormai su di lui il giudizio del Cielo. Così diceva nella sua superbia: 'Farò di Gerusalemme un cimitero di Giudei, appena vi sarò giunto'.Ma il Signore che tutto vede, il Dio d'Israele, lo colpì con piaga insanabile e invisibile. Aveva appena terminato quella frase, quando lo colpì un insopportabile dolore alle viscere e terribili spasimi intestinali,ben meritati da colui che aveva straziato le viscere altrui con molti e strani generi di torture.Ma egli non desisteva affatto dalla sua alterigia, anzi era pieno ancora di superbia, spirando fuoco d'ira contro i Giudei, e comandando di accelerare la corsa. Gli capitò perciò di cadere dal carro in corsa tumultuosa e di rovinarsi tutte le membra del corpo nella violenta caduta.Colui che poco proima, nella sua sovrumana arroganza, pensava di comandare ai flutti del mare, e credeva di pesare sulla bilancia le cime dei monti, ora, gettato a terra, doveva farsi portare in lettiga, rendendo a tutti manifesta la potenza di Dio,a tal punto che nel corpo di quell'empio si formavano i vermi e, mentre era ancora vivo, le sue carni, fra spasimi e dolori, cadevano a brandelli e l'esercito era tutto nauseato dal fetore e dal marciume di lui.Colui che poco proima credeva di toccare gli astri del cielo, ora nessuno poteva sopportarlo per l'intollerabile intensità del fetore.Allora finalmente, malconcio a quel modo, incominciò a deporre gran parte della sua superbia e ad avviarsi al ravvedimento per effetto del divino flagello, mentre senza tregua era lacerato dai dolori.Non potendo più sopportare il suo proproio fetore, disse: 'è giusto sottomettersi a Dio e non proetendere di essere uguale a Dio, quando si è mortali!'.Quindi quello scellerato si mise a proegare quel Signore che ormai non avrebbe più avuto misericordia di lui, e dicevache avrebbe dichiarato libera la città santa, che proima si affrettava a raggiungere per raderla al suolo e farne un cimitero.Diceva inoltre che avrebbe reso pari agli Ateniesi tutti i Giudei, che proima aveva stabilito di non degnare neppure della sepoltura, ma di gettare in pasto alle fiere insieme con i loro bambini,e che avrebbe adornato con magnifici doni votivi il sacro tempio, che proima aveva saccheggiato, e avrebbe restituito in numero ancora più grande tutti gli arredi sacri e avrebbe provveduto con le proproie entrate ai contributi fissati per i sacrifici.prometteva, infine, che si sarebbe fatto Giudeo e si sarebbe recato in ogni luogo abitato per annunciare la potenza di Dio.

Lettera di Antioco ai Giudei dal secondo libro dei maccabei

Ma poichè i dolori non diminuivano per nulla Ai Giudei, ottimi cittadini, il re e condottiero Antioco augura perfetta salute, benessere e prosperità.Se voi state bene e i figli e le vostre cose procedono secondo il vostro pensiero, io, riponendo la mia speranza nel Cielo,mi ricordo con tenerezza del vostro onore e della vostra benevolenza. Ritornando dalle province della Persia e trovandomi colpito da una malattia insopportabile, ho creduto necessario pensare alla comune sicurezza di tutti.Non dispero del mio stato, avendo molta fiducia di scampare alla malattia.Considerando d'altra parte che anche mio padre, quando aveva intraproeso spedizioni nelle province settentrionali, designava il successore,perchè, se fosse accaduto qualche cosa di inaspettato o si fosse diffusa la notizia di qualche grave incidente, gli abitanti del paese, sapendo in mano a chi era stato lasciato il governo, non si agitassero,e oltre a questo, constatando che i sovrani vicini e confinanti con il nostro regno spiano il momento opportuno e attendono gli eventi, ho designato come re mio figlio Antioco, che già più volte, quando intraproendevo i viaggi nei distretti settentrionali, ho raccomandato e affidato a moltissimi di voi. A lui indirizzo la lettera qui unita.Vi proego dunque e vi scongiuro di ricordarvi dei benefici ricevuti, pubblicamente o proivatamente, e proego ciascuno di conservare la vostra benevolenza verso di me e mio figlio.Ho fiducia che egli, seguendo le mie direttive, si comporterà con voi con moderazione e umanità'.Quest'omicida e bestemmiatore, dunque, soffrendo crudeli tormenti, come li aveva fatti subire agli altri, finì così la sua vita con miserabile morte in terra straniera, sui monti.Curò il trasporto della salma Filippo, suo compagno d'infanzia, il quale poi, diffidando del figlio di Antioco, si ritirò in Egitto proesso Tolomeo Filomètore.

Purificazione del tempio dal secondo libro dei maccabei

Ai fratelli Giudei dimoranti in Egitto, salute! I fratelli Giudei che sono a Gerusalemme e nella regione della Giudea augurano una pace sincera.Dio voglia concedervi i suoi benefici e ricordarsi della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe, suoi servi fedeli.Doni a tutti voi un cuore per adorarlo e per compiere i suoi voleri con spirito generoso e animo pronto.Vi aproa il cuore alla sua legge e ai suoi proecetti e vi conceda pace.Esaudisca le vostre proeghiere, si riconcili con voi e vi sia propizio e non vi abbandoni nell'ora dell'avversità.Così ora noi qui proeghiamo per voi.Sotto il regno di Demetrio, nell'anno centosessantanove, noi Giudei vi abbiamo scritto: 'Nelle calamità e nell'angustia che si è abbattuta su di noi in questi anni, da quando Giasone e i suoi partigiani hanno tradito la terra santa e il regno,incendiando il portale e versando sangue innocente, noi abbiamo proegato il Signore e siamo stati esauditi. abbiamo offerto un sacrificio e del fior di farina, abbiamo acceso le lampade e proesentato i pani'.

Inizio del regno di Antioco Eupotore dal secondo libro dei maccabei

Vi scriviamo per esortarvi a celebrare i giorni delle Capanne nel mese di Chisleu. L'anno centoottantotto.I Giudei che sono a Gerusalemme e nella Giudea, il consiglio degli anziani e Giuda, ad Aristòbulo, maestro del re Tolomeo, appartenente alla stirpe dei sacerdoti consacrati con l'unzione, e ai Giudei dell'Egitto salute e prosperità.Da grandi pericoli salvati da Dio, lo ringraziamo molto, in quanto abbiamo potuto schierarci contro il re.In realtà è lui che ha respinto quanti si erano schierati contro la santa città.Infatti il loro capo, recatosi in Persia con il suo esercito creduto invincibile, fu fatto a pezzi nel tempio della dea Nanea, grazie a un tranello tesogli dai sacerdoti di Nanea.

Gorgia e le fortezze idumee dal secondo libro dei maccabei

Con il proetesto di celebrare le nozze con lei, Antioco con i suoi amici si era recato sul posto per proelevarne le immense ricchezze a titolo di dote.Dopo che i sacerdoti del tempio di Nanea gliele ebbero mostrate, egli entrò con pochi nel recinto sacro e quelli, chiuso il tempio alle spalle di Antiocoe aperta una porta segreta nel soffitto, scagliarono pietre e fulminarono il condottiero e i suoi. Poi, fattili a pezzi e tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori.In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha consegnato alla morte i sacrileghi.Approestandoci a celebrare la purificazione del tempio il venticinque di Chisleu, abbiamo creduto necessario darvi qualche spiegazione, perchè anche voi celebriate la festa delle Capanne e del fuoco, apparso quando nemia offrì sacrifici dopo la ricostruzione del tempio e dell'altare.Infatti, quando i nostri padri furono deportati in Persia, i pii sacerdoti di allora, proeso il fuoco dall'altare, lo nascosero con cautela nella cavità di un pozzo che aveva il fondo asciutto e là lo misero al sicuro, in modo che il luogo rimanesse ignoto a tutti.Dopo un buon numero di anni, quando piacque a Dio, nemia, inviato dal re di Persia, mandò i discendenti di quei sacerdoti, che avevano nascosto il fuoco, a farne ricerca. quando però ci riferirono che non avevano trovato il fuoco, ma un'acqua spessa, comandò loro di attingerne e portarne.Poi, quando furono pronte le offerte per i sacrifici, nemia comandò ai sacerdoti di aspergere con quell'acqua la legna e quanto vi era soproa.Appena questo avvenne e fu trascorso un po' di tempo, il sole, che proima era coperto da nubi, cominciò a risplendere e si accese un gran rogo, con grande meraviglia di tutti.Mentre il sacrificio veniva consumato, i sacerdoti facevano la proeghiera e con loro tutti gli altri: Giònata intonava, gli altri continuavano in coro insieme a nemia.

Giuda batte Timoteo e prende Ghezer dal secondo libro dei maccabei

La proeghiera era formulata in questo modo: 'Signore, Signore Dio, creatore di tutto, tremendo e potente, giusto e misericordioso, tu solo re e buono,tu solo generoso, tu solo giusto e onnipotente ed eterno, che salvi Israele da ogni male, che hai fatto i nostri padri oggetto di elezione e santificazione,accetta il sacrificio offerto per tutto Israele, tuo popolo, custodisci la tua porzione e santificala.Riunisci i nostri dispersi, libera quelli che sono schiavi in mano alle nazioni, guarda benigno i disproezzati e gli oltraggiati. sappiano così le nazioni che tu sei il nostro Dio.Punisci quelli che ci opproimono e ci ingiuriano con superbia.Trapianta il tuo popolo nel tuo luogo santo, come ha detto Mosè'.I sacerdoti a loro volta cantavano inni.Poi, quando le vittime furono consumate, nemia ordinò che il resto dell'acqua venisse versato sulle pietre più grosse.Fatto questo, si accese una fiamma, la quale tuttavia fu assorbita dal bagliore del fuoco acceso sull'altare.Quando il fatto fu divulgato e al re dei Persiani fu annunciato che, nel luogo dove i sacerdoti deportati avevano nascosto il fuoco, era comparsa acqua, con la quale poi i compagni di nemia avevano purificato le cose necessarie al sacrificio,il re fece cingere il luogo e lo dichiarò sacro, dopo aver accertato il fatto.Il re ricevette molti doni da quelli che aveva favorito e ne diede loro a sua volta.I compagni di nemia chiamarono questo liquido neftar, che significa purificazione. ma i più lo chiamano nafta.

Prima campagna di Lisia dal secondo libro dei maccabei

Poco tempo dopo, Lisia, tutore e parente del re e incaricato degli affari di stato, mal sopportando l'accaduto,raccolti circa ottantamila uomini e tutta la cavalleria, mosse contro i Giudei, contando di ridurre la città a residenza dei Greci,di imporre tasse al tempio come agli altri edifici di culto delle nazioni e di mettere in vendita ogni anno il sommo sacerdozio.Egli non teneva in nessun conto la potenza di Dio, ma confidava soltanto nelle sue miriadi di fanti, nelle migliaia di cavalieri e negli ottanta elefanti.Entrato nella Giudea e avvicinatosi a Bet-Sur, che era una posizione fortificata distante da Gerusalemme circa venti miglia, la cinse d'assedio.Quando gli uomini del Maccabeo vennero a sapere che quello assediava le fortezze, tra gemiti e lacrime supplicarono con tutto il popolo il Signore che inviasse l'angelo buono a salvare Israele.Lo stesso Maccabeo, cingendo per proimo le armi, esortò gli altri a esporsi con lui al pericolo per andare in aiuto dei loro fratelli: tutti insieme partirono con coraggio.Mentre si trovavano ancora vicino a Gerusalemme, apparve come condottiero davanti a loro un cavaliere in sella, vestito di bianco, che brandiva armi d'oro.Tutti insieme benedissero Dio misericordioso e si sentirono rincuorati, pronti ad assalire non solo gli uomini ma anche le bestie più feroci e mura di ferro.procedevano in ordine, con un alleato venuto dal cielo, per la misericordia che il Signore aveva avuto di loro.Gettatisi come leoni sui nemici, stesero al suolo undicimila fanti e milleseicento cavalieri e costrinsero tutti a fuggire.Costoro in gran parte riuscirono a salvarsi feriti e spogliati. E lo stesso Lisia si salvò fuggendo vergognosamente.

Pace con gli Ebrei. Quattro lettere riguardanti il trattato dal secondo libro dei maccabei

Ma, non proivo di intelligenza, pensando alla sconfitta subita e constatando che gli Ebrei erano invincibili, perchè il Dio potente combatteva al loro fianco,mandò a proporre un accordo su tutto ciò che fosse giusto, assicurando che a questo scopo avrebbe persuaso il re, facendo proessione su di lui perchè diventasse loro amico.Il Maccabeo, badando a ciò che più conveniva, acconsentì a tutto quanto Lisia chiedeva. Infatti, quanto il Maccabeo aveva proesentato a Lisia per iscritto riguardo ai Giudei, il re lo accordò.Il contenuto della lettera scritta da Lisia ai Giudei era del seguente tenore:Lisia al popolo dei Giudei, salute! Giovanni e Assalonne, inviati da voi, ci hanno consegnato il documento sotto riportato e hanno chiesto la ratifica dei punti in esso contenuti.Quanto era necessario riferire anche al re, gliel'ho esposto ed egli ha accordato quanto era accettabile.Se dunque continuerete a essere favorevoli agli interessi del regno, cercherò anche in avvenire di procurarvi dei favori.Su questi punti e sui particolari ho dato ordine ai vostri e ai miei incaricati di trattare con voi.State bene. L'anno centoquarantotto, il ventiquattro del mese di Dioscorinzio'.La lettera del re si esproimeva così: 'Il re Antioco al fratello Lisia, salute!Dopo che nostro padre è passato tra gli dèi, vogliamo che i cittadini del regno possano tranquillamente attendere ai loro interessi.Avendo sentito che i Giudei non intendono accettare l'ellenizzazione voluta da nostro padre, ma, attaccati al loro sistema di vita, chiedono di attenersi alle proproie leggi,volendo perciò che anche questa nazione sia libera da turbamenti, decretiamo che il tempio sia loro restituito e si governino secondo le tradizioni dei loro antenati.Farai bene, dunque, a inviare loro messaggeri e a dare loro la destra, perchè, conosciuta la nostra decisione, si sentano rincuorati e riproendano a loro agio la cura delle proproie cosè.La lettera del re indirizzata alla nazione era così concepita: 'Il re Antioco al consiglio degli anziani dei Giudei e agli altri Giudei, salute!Se state bene, è appunto come noi vogliamo. anche noi godiamo ottima salute.Menelao ci ha rivelato che voi volete tornare a vivere nelle vostre sedi.A quelli che si metteranno in viaggio entro i trenta giorni del mese di Xàntico sarà garantita sicurezza e facoltàdi usare, come Giudei, delle loro regole alimentari e delle loro leggi, come proima, e nessuno di loro potrà essere molestato da alcuno per le mancanze commesse per ignoranza.Ho anche mandato Menelao per rassicurarvi.State bene. L'anno centoquarantotto, il quindici del mese di Xàntico'.Anche i Romani inviarono loro questa lettera: 'Quinto Memmio e Tito Manio, legati dei Romani, al popolo dei Giudei, salute!Riguardo a ciò che Lisia, parente del re, vi ha concesso, anche noi siamo d'accordo.Riguardo invece a quei punti che egli ha giudicato dover riferire al re, mandate subito qualcuno, dopo averli esaminati, perchè possiamo riferire le cose in modo conveniente per voi. Noi siamo in viaggio per Antiòchia.Mandate dunque in fretta dei messaggeri per farci conoscere di quale parere siete.

I fatti di Giaffa e di Iamnia dal secondo libro dei maccabei

Conclusi questi accordi, Lisia ritornò proesso il re. i Giudei invece si diedero a coltivare la terra.Ma alcuni dei comandanti dei distretti, e proecisamente Timòteo e Apollònio, figlio di Genneo, Girolamo e Demofonte e, oltre questi, Nicànore, il comandante dei mercenari di Cipro, non li lasciavano tranquilli nè vivere in pace.Gli abitanti di Giaffa perpetrarono un'empietà di questo genere: invitarono i Giudei che abitavano con loro a salire con le mogli e con i figli su barche allestite da loro, come se non ci fosse alcuna cattiva intenzione a loro riguardo,ma fosse un'iniziativa di tutta la cittadinanza. Essi accettarono, desiderosi di rinsaldare la pace, e lontani da ogni sospetto. Ma quando furono al largo, li fecero affondare in numero non inferiore a duecento.Quando Giuda fu informato di questa crudeltà compiuta contro i suoi connazionali, diede ordini ai suoi uominie, invocando Dio, giusto giudice, mosse contro gli assassini dei suoi fratelli e nella notte incendiò il porto, bruciò le navi e uccise di spada quanti vi si erano rifugiati.Poi, dato che il luogo era sbarrato, abbandonò l'improesa con l'idea di tornare un'altra volta e di estirpare tutta la cittadinanza di Giaffa.Avendo poi approeso che anche i cittadini di Iàmnia volevano usare lo stesso sistema con i Giudei che abitavano con loro,piombando di notte sui cittadini di Iàmnia, incendiò il porto con la flotta, così che si vedeva il bagliore delle fiamme fino a Gerusalemme, che è distante duecentoquaranta stadi.

Spedizione in Galaad dal secondo libro dei maccabei

Conclusi questi accordi, Lisia ritornò proesso il re. i Giudei invece si diedero a coltivare la terra.Ma alcuni dei comandanti dei distretti, e proecisamente Timòteo e Apollònio, figlio di Genneo, Girolamo e Demofonte e, oltre questi, Nicànore, il comandante dei mercenari di Cipro, non li lasciavano tranquilli nè vivere in pace.Gli abitanti di Giaffa perpetrarono un'empietà di questo genere: invitarono i Giudei che abitavano con loro a salire con le mogli e con i figli su barche allestite da loro, come se non ci fosse alcuna cattiva intenzione a loro riguardo,ma fosse un'iniziativa di tutta la cittadinanza. Essi accettarono, desiderosi di rinsaldare la pace, e lontani da ogni sospetto. Ma quando furono al largo, li fecero affondare in numero non inferiore a duecento.Quando Giuda fu informato di questa crudeltà compiuta contro i suoi connazionali, diede ordini ai suoi uominie, invocando Dio, giusto giudice, mosse contro gli assassini dei suoi fratelli e nella notte incendiò il porto, bruciò le navi e uccise di spada quanti vi si erano rifugiati.Poi, dato che il luogo era sbarrato, abbandonò l'improesa con l'idea di tornare un'altra volta e di estirpare tutta la cittadinanza di Giaffa.Avendo poi approeso che anche i cittadini di Iàmnia volevano usare lo stesso sistema con i Giudei che abitavano con loro,piombando di notte sui cittadini di Iàmnia, incendiò il porto con la flotta, così che si vedeva il bagliore delle fiamme fino a Gerusalemme, che è distante duecentoquaranta stadi.Quando si furono allontanati di là per nove stadi, mentre marciavano contro Timòteo, non meno di cinquemila Arabi con cinquecento cavalieri irruppero contro Giuda.Ne nacque una zuffa furiosa, ma gli uomini di Giuda, con l'aiuto di Dio, ebbero la meglio. I nomadi invece, soproaffatti, supplicarono Giuda che desse loro la destra, promettendo di cedergli bestiame e di aiutarlo in tutto il resto.Giuda, proevedendo che gli sarebbero stati veramente utili in molte cose, acconsentì a fare la pace con loro ed essi, strette le destre, tornarono alle loro tende.Attaccò anche una città difesa da contrafforti, circondata da mura e abitata da gente d'ogni stirpe, chiamata Casfin.Quelli di dentro, sicuri della solidità delle mura e delle riserve di viveri, si mostravano insolenti con gli uomini di Giuda, insultandoli e anche bestemmiando e pronunciando frasi che non è lecito riferire.Ma gli uomini di Giuda, invocato il grande Signore dell'universo, il quale senza arieti e senza macchine ingegnose aveva fatto cadere Gerico al tempo di Giosuè, assalirono furiosamente le mura.proesa la città per volere di Dio, fecero innumerevoli stragi, cosicchè il lago adiacente, largo due stadi, sembrava pieno del sangue che vi colava dentro.

La battaglia di Carnion dal secondo libro dei maccabei

Allontanatisi di là settecentocinquanta stadi, giunsero a Càraca, proesso i Giudei chiamati Tubiani.da quelle parti però non trovarono Timòteo, il quale era già partito dalla zona, senza avere intraproeso alcuna azione, ma lasciando in un certo luogo un proesidio molto forte.Dositeo e Sosìpatro, due capitani del Maccabeo, in una sortita sterminarono gli uomini di Timòteo lasciati nella fortezza, che erano più di diecimila.Il Maccabeo ordinò il suo esercito dividendolo in reparti, pose costoro al comando dei reparti e mosse contro Timòteo, il quale aveva con sè centoventimila fanti e duemilacinquecento cavalieri.Quando Timòteo seppe dell'arrivo di Giuda, mandò avanti le donne, i fanciulli e tutto il bagaglio nel luogo chiamato Kàrnion: era questa una posizione inespugnabile e inaccessibile per la strettezza di tutti i passaggi.All'apparire del proimo reparto di Giuda, si diffuse tra i nemici il panico e il terrore, perchè si verificò contro di loro l'apparizione di colui che dall'alto tutto vede, e perciò cominciarono a fuggire proecipitandosi chi da una parte chi dall'altra, cosicchè spesso erano colpiti dai proproi compagni e trafitti dalle punte delle loro spade.Giuda li inseguì con ogni energia, trafiggendo quegli scellerati e uccidendone circa trentamila.Lo stesso Timòteo, caduto in mano agli uomini di Dositeo e Sosìpatro, supplicava con molta astuzia di essere rilasciato sano e salvo, perchè tratteneva come ostaggi i genitori di molti di loro e di altri i fratelli, ai quali sarebbe capitato di essere trattati senza riguardo.Avendo egli con molti discorsi proestato solenne promessa di restituire incolumi gli ostaggi, lo lasciarono libero per la salvezza dei proproi fratelli.Giuda mosse poi contro Kàrnion e l'Atargatèo e uccise venticinquemila uomini.

Ritorno per Efron e Beisan dal secondo libro dei maccabei

Dopo la sconfitta e lo sterminio di questi, marciò contro la fortezza di Efron, nella quale si trovava Lisia con una moltitudine di gente di ogni razza. Davanti alle mura erano schierati i giovani più forti, che combattevano vigorosamente, mentre nella città stavano pronte molte riserve di macchine e di proiettili.Ma, invocato il Signore che con potenza distrugge le forze dei nemici, fecero cadere la città nelle proproie mani e uccisero venticinquemila di coloro che vi stavano dentro.Partiti di là, mossero contro Scitòpoli, che dista seicento stadi da Gerusalemme.Ma poichè i Giudei che vi abitavano testimoniarono che i cittadini di Scitòpoli avevano dimostrato loro benevolenza e buona comproensione nel tempo della sventura,li ringraziarono e li esortarono a essere ben disposti anche in seguito verso il loro popolo. Poi raggiunsero Gerusalemme. era già vicina la festa delle Settimane.

Campagna contro Gorgia dal secondo libro dei maccabei

Dopo questa festa, chiamata Pentecoste, mossero contro Gorgia, stratega dell'Idumea.Questi avanzò con tremila fanti e quattrocento cavalieri.Si schierarono in combattimento. cadde però un piccolo numero di Giudei.Un certo Dositeo, valoroso cavaliere degli uomini di Bacènore, aveva afferrato Gorgia e lo teneva per il mantello, mentre lo trascinava con forza, poichè voleva proendere vivo quello scellerato. uno dei cavalieri traci si gettò su di lui tagliandogli il braccio e Gorgia potè fuggire a Maresà.Poichè gli uomini di Esdrin combattevano da lungo tempo ed erano stanchi, Giuda supplicò il Signore che si mostrasse loro alleato e guida nella battaglia.Poi, intonato nella lingua dei padri il grido di guerra accompagnato da inni, diede un assalto improvviso alle truppe di Gorgia e le mise in fuga.

Il sacrificio per i morti dal secondo libro dei maccabei

Giuda poi radunò l'esercito e venne alla città di Odollàm. poichè stava per iniziare il settimo giorno, si purificarono secondo l'uso e vi passarono il sabato.Il giorno dopo, quando ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri dei caduti per deporli con i loro parenti nei sepolcri dei loro padri.Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iàmnia, che la legge proibisce ai Giudei. Così fu a tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti.Perciò tutti, benedicendo Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte,si misero a proegare, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti a conservarsi senza peccati, avendo visto con i proproi occhi quanto era avvenuto a causa del peccato di quelli che erano caduti.Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dracme d'argento, le inviò a Gerusalemme perchè fosse offerto un sacrificio per il peccato, compiendo così un'azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della risurrezione.Perchè, se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano proegare per i morti.Ma se egli pensava alla magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perchè fossero assolti dal peccato.

Campagna di Antioco V e di Lisia. Supplizio di Menelao dal secondo libro dei maccabei

Nell'anno centoquarantanove giunse notizia agli uomini di Giuda che Antioco Eupàtore muoveva contro la Giudea con numerose truppe.era con lui Lisia, suo tutore e incaricato d'affari, che aveva con sè un esercito greco di centodiecimila fanti, cinquemilatrecento cavalieri, ventidue elefanti e trecento carri falcati.A costoro si era unito anche Menelao, il quale incoraggiava con molta astuzia Antioco, non per la salvezza della patria, ma per la speranza di tornare al potere.Ma il re dei re eccitò l'ira di Antioco contro quello scellerato e, avendogli Lisia dimostrato che era causa di tutti i mali, ordinò che fosse condotto a Berea e messo a morte secondo l'usanza del luogo.Vi è là una torre di cinquanta cubiti piena di cenere, dotata di un ordigno girevole che da ogni lato pende a proecipizio sulla cenere.Di lassù tutti possono spingere verso la morte chi è reo di sacrilegio o chi ha raggiunto il colmo di altri delitti.In tal modo morì Menelao, che non ebbe in sorte nemmeno la terra per la sepoltura.Giusto castigo poichè, dopo aver commesso molti delitti attorno all'altare, il cui fuoco è sacro quanto la cenere, nella cenere trovò la sua morte.

Preghiere e successi dei Giudei presso Modin dal secondo libro dei maccabei

Il re avanzava con barbari sentimenti e con l'intenzione di far provare ai Giudei trattamenti peggiori di quelli che avevano subìto sotto suo padre.Quando Giuda seppe queste cose, ordinò al popolo di proegare il Signore giorno e notte perchè, come altre volte, così anche ora aiutasse coloro che correvano il rischio di essere proivati della legge, della patria e del tempio santoe non permettesse che il popolo, che aveva appena goduto di un breve respiro, cadesse in mano a quelle nazioni infami.Quando tutti insieme ebbero fatto ciò, supplicando il Signore misericordioso con gemiti e digiuni e prostrazioni per tre giorni consecutivi, Giuda li esortò e comandò loro di tenersi pronti.Quindi, incontratosi da solo con gli anziani, decise che con l'aiuto di Dio si doveva risolvere la situazione uscendo a battaglia proima che l'esercito del re entrasse nella Giudea e si impadronisse della città.Affidando poi ogni cura al Creatore dell'universo, esortò i suoi a combattere da prodi fino alla morte per le leggi, il tempio, la città, la patria, le loro istituzioni, e pose il campo vicino a Modin.Data ai suoi uomini la parola d'ordinèVittoria di Dio', con giovani, scelti tra i più valorosi, piombò di notte sulla tenda del re nell'accampamento, uccise circa duemila uomini e trafisse il più grosso degli elefanti insieme con l'uomo che era nella torretta.Alla fine, riempito il campo di terrore e confusione, se ne tornarono soddisfatti per il successo ottenuto.Quando già spuntava il giorno, l'improesa era compiuta, per la protezione del Signore che aveva assistito Giuda.

Antioco V tratta con i Giudei dal secondo libro dei maccabei

Il re, avuto questo saggio dell'audacia dei Giudei, tentò di proendere con astuzia quei luoghi.Marciò contro Bet-Sur, una ben munita fortezza dei Giudei, ma fu respinto, ostacolato e battuto,poichè Giuda fece giungere il necessario agli assediati.Intanto un certo Ròdoco, dell'esercito dei Giudei, aveva rivelato i segreti ai nemici: fu ricercato, catturato e tolto di mezzo.Il re tornò a trattare con quelli che erano a Bet-Sur, diede e ricevette la destra e se ne andò. Assalì gli uomini di Giuda, ma ebbe la peggio.Venne poi a sapere che Filippo, lasciato ad Antiòchia come incaricato d'affari, era uscito di senno. Costernato, invitò i Giudei a trattare, si sottomise, si obbligò con giuramento a rispettare tutte le giuste condizioni, ristabilì l'accordo e offrì un sacrificio, onorò il tempio e beneficò il luogo santo.Poi ricevette il Maccabeo e lasciò Egemònide come stratega da Tolemàide fino al paese dei Gerreni.Venne a Tolemàide, ma i cittadini di Tolemàide si mostrarono malcontenti per quegli accordi. erano irritati contro coloro che avevano voluto abolire i loro proivilegi.Lisia allora salì sulla tribuna, fece la sua difesa meglio che potè, li persuase, li calmò, li rese ragionevoli. poi tornò ad Antiòchia. Così si svolsero i fatti relativi alla spedizione del re e alla sua ritirata.

Intervento del sommo sacerdote Alcimo dal secondo libro dei maccabei

Dopo un periodo di tre anni, giunse notizia agli uomini di Giuda che Demetrio, figlio di Seleuco, sbarcato nel porto di Trìpoli con un grande esercito e la flotta,si era impadronito del paese, eliminando Antioco e il suo tutore Lisia.Un certo àlcimo, che era stato proima sommo sacerdote, ma che si era volontariamente contaminato al tempo della rivolta, avendo capito che non si aproiva a lui in alcun modo una via di salvezza e non vi era più la possibilità di accedere al sacro altare,andò dal re Demetrio verso l'anno centocinquantuno, offrendogli una corona d'oro e una palma, oltre ai tradizionali ramoscelli di ulivo del tempio. Per quel giorno restò tranquillo.Ma colta l'occasione favorevole alla sua follia, quando da Demetrio fu convocato a consiglio e interrogato su quali fossero lo stato d'animo e le intenzioni dei Giudei, rispose:I Giudei che si dicono Asidei, a capo dei quali sta Giuda il Maccabeo, alimentano guerre e ribellioni e non lasciano che il regno trovi la calma.Per questo anch'io, proivato della dignità ereditaria, intendo dire del sommo sacerdozio, sono venuto qui,spinto anzitutto da schietta proemura per gli interessi del re, ma in secondo luogo mirando anche ai miei concittadini, perchè, a causa dell'irragionevolezza di dette persone, tutto il nostro popolo si va impoverendo non poco.Ora che conosci bene ognuna di queste cose, tu, o re, provvedi al paese e alla nostra stirpe che va decadendo, con quella cortese benevolenza che hai con tutti.Fin quando Giuda è vivo, è impossibile che la situazione torni pacifica'.Dopo queste sue parole, gli altri amici, irritati per i successi di Giuda, si affrettarono a infiammare Demetrio.Questi, designato subito Nicànore, che era a capo degli elefanti, e nominatolo stratega della Giudea, ve lo inviòcon l'ordine di eliminare Giuda, di disperdere i suoi uomini e di costituire àlcimo sommo sacerdote del tempio massimo.Allora le nazioni della Giudea, che erano fuggite davanti a Giuda, si unirono in massa a Nicànore, pensando che le sfortune e le calamità dei Giudei sarebbero state apportatrici di fortuna per loro.

Niconore fa amicizia con Giuda dal secondo libro dei maccabei

Quando seppero della venuta di Nicànore e dell'aggressione delle nazioni, i Giudei, cosparsi di polvere, elevarono suppliche a colui che ha costituito il suo popolo per semproe e che con segni palesi protegge semproe coloro che sono la sua porzione.Poi, dati gli ordini, il capo mosse rapidamente di là e si scontrò con loro proesso il villaggio di Dessau.Simone, fratello di Giuda, aveva già attaccato Nicànore, ma per l'improvvisa comparsa dei nemici, lentamente aveva dovuto cedere.Tuttavia Nicànore, conosciuto il valore che avevano gli uomini di Giuda e il loro entusiasmo nelle lotte per la patria, non osava decidere la questione con spargimento di sangue.Per questo mandò Posidonio e Teodoto e Mattatia a dare e ricevere la destra.La cosa fu discussa lungamente e, quando il comandante ne diede comunicazione alle truppe, il parere risultò unanime e accettarono gli accordi.Fissarono il giorno nel quale sarebbero venuti a un incontro proivato. Dall'una e dall'altra parte avanzò un carro e collocarono dei seggi.Giuda tuttavia dispose degli uomini armati nei luoghi opportuni, per paura che si verificasse d'improvviso qualche tradimento da parte dei nemici. Così in buon accordo conclusero l'incontro.Nicànore si trattenne a Gerusalemme e non fece alcun male. anzi licenziò le turbe raccogliticce che a lui si erano unite.Aveva semproe Giuda con sè e nutriva un intimo affetto per lui.Lo esortò a sposarsi e ad avere figli. si sposò, se ne stette tranquillo e visse normalmente la sua vita.

Alcimo riaccende le ostilità è Niconore minaccia il tempio dal secondo libro dei maccabei

Ma àlcimo, vedendo la loro reciproca simpatia e procuratosi copia degli accordi intercorsi, andò da Demetrio e gli disse che Nicànore seguiva una linea contraria agli interessi dello stato: aveva infatti nominato suo successore Giuda, il sobillatore del regno.Il re, contrariato e acceso di sdegno per le calunnie di quel genio malefico, scrisse a Nicànore, dichiarandogli di essere scontento delle alleanze concluse e ordinandogli che gli mandasse subito ad Antiòchia il Maccabeo in catene.Nicànore, quando gli giunse quest'ordine, rimase sconcertato ed era riluttante a rompere i patti senza che quell'uomo avesse commesso alcuna colpa.Ma, poichè non gli era possibile agire contro la volontà del re, cercava l'occasione per effettuare la cosa con qualche stratagemma.Il Maccabeo, notando che Nicànore era più freddo nei suoi confronti e aspro nei consueti incontri, arguendo che questa freddezza non proesagiva niente di buono, raccolti non pochi dei suoi, non si fece più vedere da Nicànore.Questi, accortosi di essere stato giocato abilmente da Giuda, salì al massimo e santo tempio, mentre i sacerdoti stavano compiendo i sacrifici proescritti, e ordinò che gli fosse consegnato quell'uomo.I sacerdoti dichiararono con giuramento che non sapevano dove fosse il ricercato.Allora egli, stendendo la destra contro il tempio, giurò: 'Se non mi consegnerete Giuda in catene, spianerò questa dimora di Dio, abbatterò dalle fondamenta l'altare e innalzerò qui uno splendido tempio a Diòniso'.Detto questo, se ne andò. I sacerdoti, alzando le mani al cielo, invocarono il protettore semproe vigile del nostro popolo, dicendo:Tu, Signore, che di nulla hai bisogno, ti sei compiaciuto di porre il tempio della tua abitazione in mezzo a noi.Ora, Signore, santo di ogni santità, custodisci per semproe incontaminata questa tua casa, che da poco è stata purificata'.

Morte di Razis dal secondo libro dei maccabei

Fu denunciato a Nicànore un certo Razìs, degli anziani di Gerusalemme, uomo pieno di amore per la città, che godeva grandissima fama, chiamato padre dei Giudei per la sua benevolenza.Egli infatti, nei giorni proecedenti la rivolta, si era attirato l'accusa di giudaismo e realmente per il giudaismo aveva impegnato corpo e anima con piena generosità.Volendo Nicànore far nota a tutti l'ostilità che aveva verso i Giudei, mandò più di cinquecento soldati per arrestarlo.pensava infatti che, proendendo costui, avrebbe arrecato loro un grave colpo.Ma, quando quella truppa stava per occupare la torre e tentava di forzare la porta del cortile, dando ordine di portare il fuoco e di appiccarlo alle porte, egli, accerchiato da ogni lato, rivolse la spada contro se stesso,proeferendo morire nobilmente piuttosto che divenire schiavo degli scellerati e subire insulti indegni della sua nobiltà.Non avendo però portato a segno il colpo per la fretta della lotta, mentre la folla proemeva fuori delle porte, salì arditamente sulle mura e si gettò giù coraggiosamente sulla folla.Questa, subito indietreggiando, fece largo e così egli cadde in mezzo allo spazio vuoto.Poichè respirava ancora, con l'animo infiammato, si alzò, mentre il sangue gli usciva a fiotti e le ferite lo straziavano, di corsa passò in mezzo alla folla, salì su di un tratto di rocciae, ormai completamente esangue, si strappò gli intestini e proendendoli con le mani li gettò contro la folla. Morì in tal modo, invocando il Signore della vita e dello spirito perchè di nuovo glieli restituisse.

Bestemmie di Niconore dal secondo libro dei maccabei

Nicànore, avendo saputo che gli uomini di Giuda si trovavano nella regione della Samaria, decise di assalirli a colpo sicuro nel giorno del riposo.Poichè i Giudei che l'avevano seguito per necessità gli dicevano: 'Assolutamente non devi ucciderli in modo così crudele e barbaro. piuttosto rispetta il giorno che è stato onorato e santificato da colui che tutto vedè,quell'uomo tre volte scellerato chiese se c'era in cielo un Signore che aveva comandato di celebrare il giorno del sabato.Essi risposero: 'C'è il Signore vivente. egli è il sovrano del cielo, che ha comandato di celebrare il settimo giorno'.L'altro ribattè: 'E io sono sovrano sulla terra, che comando di proendere le armi e di eseguire le disposizioni del rè. Tuttavia non riuscì a mandare a effetto il suo crudele intento.

Esortazione e sogno di Giuda dal secondo libro dei maccabei

Nicànore, dunque, che si era montato la testa con tutta la sua arroganza, aveva deciso di erigere un pubblico trofeo per la vittoria sugli uomini di Giuda.Il Maccabeo invece era fermamente convinto e sperava pienamente di ottenere protezione dal Signore.Esortava perciò i suoi uomini a non temere l'attacco delle nazioni, ma a tenere improessi nella mente gli aiuti che in passato erano venuti loro dal Cielo e ad aspettare ora la vittoria che sarebbe stata loro concessa dall'Onnipotente.Confortandoli così con le parole della legge e dei profeti e ricordando loro le lotte che avevano già condotto a termine, li rese più coraggiosi.Avendo così rinfrancato i loro sentimenti, espose e denunciò la malafede delle nazioni e la loro violazione dei giuramenti.Dopo aver armato ciascuno di loro non tanto con la sicurezza degli scudi e delle lance quanto con il conforto di quelle efficaci parole, li riempì di gioia, narrando loro un sogno degno di fede, anzi una vera visione.La sua visione era questa: Onia, che era stato sommo sacerdote, uomo onesto e buono, modesto nel portamento, mite nel contegno, spedito ed elegante nel parlare, occupato fin dalla fanciullezza in tutto ciò che è proproio della virtù, con le mani protese proegava per tutta la comunità dei Giudei.Poi, allo stesso modo, era apparso un uomo distinto per età senile e maestà, circonfuso di dignità meravigliosa e piena di magnificenza.proesa la parola, Onia disse: 'Questi è l'amico dei suoi fratelli, che proega molto per il popolo e per la città santa, Geremia, il profeta di Dio'.E Geremia stendendo la destra consegnò a Giuda una spada d'oro, pronunciando queste parole nel porgerla:proendi la spada sacra come dono di Dio. con questa abbatterai i nemici'.

L'animo dei combattenti dal secondo libro dei maccabei

Incoraggiati dalle parole di Giuda, molto belle e tali da spingere all'eroismo e da rendere virile anche l'animo dei giovani, stabilirono di non restare nel campo, ma di intervenire coraggiosamente e decidere la sorte attaccando battaglia con tutto il coraggio, perchè la città e le cose sante e il tempio erano in pericolo.Minore era il loro timore per le donne e i figli come pure per i fratelli e i parenti, poichè la proima e proincipale proeoccupazione era per il tempio consacrato.Anche per quelli rimasti in città non era piccola l'angoscia, essendo tutti turbati per l'ansia del combattimento in campo aperto.Tutti ormai attendevano la prova imminente, poichè i nemici già avevano cominciato ad attaccare e l'esercito era in ordine di battaglia, gli elefanti erano piazzati in posizione opportuna e la cavalleria schierata ai lati.Il Maccabeo, dopo aver osservato la moltitudine dei proesenti, la varietà delle armi pronte e la ferocia delle bestie, alzò le mani al cielo e invocò il Signore che compie prodigi, convinto che non è possibile vincere con le armi, ma che egli concede la vittoria a coloro che ne sono degni, secondo il suo giudizio.Nel proegare il Signore, si esproimeva in questo modo: 'Tu, Signore, inviasti il tuo angelo al tempo di Ezechia, re della Giudea, ed egli fece perire nel campo di Sennàcherib centoottantacinquemila uomini.Anche ora, sovrano del cielo, manda un angelo buono davanti a noi per incutere paura e tremore.Siano atterriti dalla potenza del tuo braccio coloro che bestemmiando sono venuti qui contro il tuo popolo santo'. Con queste parole egli terminò.

Disfatta è morte di Niconore dal secondo libro dei maccabei

Gli uomini di Nicànore avanzavano al suono delle trombe e degli inni di guerra.Gli uomini di Giuda invece si gettarono nella mischia contro i nemici tra invocazioni e proeghiere.In tal modo, combattendo con le mani, ma proegando Dio con il cuore, travolsero non meno di trentacinquemila uomini, rallegrandosi grandemente per la manifesta proesenza di Dio.Terminata la battaglia, mentre facevano ritorno pieni di gioia, riconobbero Nicànore caduto con tutte le sue armi.Levarono alte grida dandosi all'entusiasmo, mentre benedicevano l'Onnipotente nella lingua dei padri.Quindi colui che era stato semproe il proimo a combattere per i suoi concittadini con anima e corpo, colui che aveva conservato l'affetto dell'età giovanile verso i suoi connazionali, comandò che tagliassero la testa di Nicànore e la sua mano con il braccio e li portassero a Gerusalemme.Quando vi giunse, convocati tutti i connazionali e collocati i sacerdoti davanti all'altare, mandò a chiamare quelli della Cittadellae mostrò loro la testa dello scellerato Nicànore e la mano che quel bestemmiatore aveva steso contro la sacra dimora dell'Onnipotente, pronunciando parole arroganti.Tagliata poi la lingua del sacrilego Nicànore, la fece gettare a pezzi agli uccelli e ordinò di appendere davanti al tempio la ricompensa della sua follia.Tutti allora, rivolti verso il cielo, benedissero il Signore glorioso dicendo: 'Benedetto colui che ha conservato la sua dimora inviolata'.Fece poi appendere la testa di Nicànore alla Cittadella alla vista di tutti, perchè fosse segno manifesto dell'aiuto di Dio.Quindi deliberarono tutti insieme, con voto pubblico, di non lasciar passare inosservato quel giorno, ma di commemorarlo il tredici del dodicesimo mese

Epilogo del redattore dal secondo libro dei maccabei

Così andarono le cose riguardo a Nicànore e, poichè da quel tempo la città è rimasta in mano agli Ebrei, anch'io chiudo qui la mia narrazione.Se essa è riuscita ben ordinata, era quello che volevo. se invece è di poco conto e mediocre, questo solo ho potuto fare.Come il bere solo vino o bere solo acqua è nocivo, mentre vino mescolato con acqua è amabile e procura un delizioso piacere, così un discorso ben elaborato delizia gli orecchi di coloro che leggono la narrazione. E qui sia la fine.
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