Cronologia dei paragrafi

Gesù davanti a Pilato
Gesù davanti a erode
Gesù di nuovo davanti a pilato
via crucis
crocifissione
Morte di Gesu
sepoltura di Gesu
Risurrezione di Gesu, la tomba vuota
Risurrezione di Gesu, incredulita degli apostoli e pietro alla tomba
Risurrezione di Gesu, appare a emmaus dal Vangelo secondo Luca
Risurrezione di Gesu, appare agli apostoli
Risurrezione di Gesu, istruzione agli apostoli
ascensione di Gesu secondo luca
Primi oltraggi

Gesù davanti a Pilato (lc 23,1-6)

23:1 Tutta l'assemblea si alzò; lo condussero da Pilato 2 e cominciarono ad accusarlo: "Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re". 3 Pilato allora lo interrogò: "Sei tu il re dei Giudei?". Ed egli rispose: "Tu lo dici". 4 Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: "Non trovo in quest'uomo alcun motivo di condanna". 5 Ma essi insistevano dicendo: "Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui". 6 Udito ciò, Pilato domandò se quell'uomo era Galileo

23:1 23:1 ALLORA tutta la moltitudine di loro si levo', e lo meno' a Pilato. 2 23:2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: Noi ab-biam trovato costui sovvertendo la nazione, e divietando di dare i tributi a Cesare, dicendo se' essere il Cristo, il Re. 3 23:3 E Pilato lo domando', dicendo: Sei tu il Re de' Giudei? Ed egli, rispondendogli, disse: Tu lo dici. 4 23:4 E Pilato disse a' proincipali sacerdoti, ed alle turbe: Io non trovo maleficio alcuno in quest'uomo. 5 23:5 Ma essi facevan forza, dicendo: Egli commuove il popolo, insegnando per tutta la Giudea, avendo cominciato da Galilea fin qua. 6 23:6 Allora Pilato, avendo udito nominar Galilea, domando' se quell'uomo era Galileo.

23:1 23:1 Poi, levatasi tutta l'assemblea, lo menarono a Pilato. 2 23:2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: Abbiam trovato costui che sovvertiva la nostra nazione e che vietava di pagare i tributi a Cesare, e diceva d'esser lui il Cristo re. 3 23:3 E Pilato lo interrogo', dicendo: Sei tu il re dei Giudei? Ed egli, rispondendo, gli disse: Si', lo sono. 4 23:4 E Pilato disse ai capi sacerdoti e alle turbe: Io non trovo colpa alcuna in quest'uomo. 5 23:5 Ma essi insistevano, dicendo: Egli solleva il popolo insegnando per tutta la Giudea. ha cominciato dalla Galilea ed e' giunto fin qui. 6 23:6 Quando Pilato udi' questo, domando' se quell'uomo fosse Galileo.

23:1 22:71 E quelli dissero: 'Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? Lo abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca'. 2 23:1 Poi tutta l'assemblea si alzò e lo condussero da Pilato. 3 23:2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: 'Abbiamo trovato quest'uomo che sovvertiva la nostra nazione, istigava a non pagare i tributi a Cesare e diceva di essere lui il Cristo re'. 4 23:3 Pilato lo interrogò, dicendo: 'Sei tu il re dei Giudei?'. E Gesù gli rispose: 'Tu lo dici'. 5 23:4 Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: 'Non trovo nessuna colpa in quest'uomo'. 6 23:5 Ma essi insistevano, dicendo: 'Egli sobilla il popolo insegnando per tutta la Giudea. ha cominciato dalla Galilea ed è giunto fin qui'.

23:1 22:71 Essi allora dissero: ’Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? Dal momento che noi stessi l’abbiamo udito dalla sua proproia bocca'. 2 23:1 Allora tutta l’assemblea si alzò e lo condusse da Pilato. 3 23:2 E cominciarono ad accusarlo, dicendo: ’Noi abbiamo sorproeso costui che sovvertiva la nazione e proibiva di dare i tributi a Cesare, affermando di essere un re, il Cristo'. 4 23:3 Allora Pilato lo interrogò, dicendo: ’Sei tu il re dei Giudei?'. E Gesù gli rispose e disse: ’Tu lo dici'. 5 23:4 Pilato quindi disse ai capi dei sacerdoti e alle turbe: ’Io non trovo nessuna colpa in quest’uomo'. 6 23:5 Ma quelli insistevano, dicendo: ’Egli solleva il popolo insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fin qua'.

23:1 Risposero: ""Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca"". 2 Tutta l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato 3 e cominciarono ad accusarlo: ""Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re"". 4 Pilato lo interrogò: ""Sei tu il re dei Giudei?"". Ed egli rispose: ""Tu lo dici"". 5 Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: ""Non trovo nessuna colpa in quest'uomo"". 6 Ma essi insistevano: ""Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui"".

Mappa

Commento di un santo

Due amori fondarono due città: l'amore di sè fino al disprezzo di Dio fondò la città terrena; l'amore di Dio fino al disprezzo di sè, invece, la città celeste. Perciò quella si gloria in se stessa, questa nel Signore. Quella ricerca la gloria dagli uomini; la gloria più grande di questa, invece, è Dio, testimone della sua coscienza. Quella innalza il capo nella sua gloria; questa dice al suo Dio: "Gloria mia, che innalza il mio capo" (Sal 3,4). Quella è dominata dalla brama di dominio sui principi o sulle nazioni soggiogate; in questa si servono a vicenda, nella carità, i capi governando, i sudditi obbedendo. Quella ama, nei suoi potenti, la propria forza; questa dice al suo Dio: "Amo te, o Signore, o forza mia" (Sal 17,2) Quindi nella città terrena i suoi filosofi, che vivevano secondo l'uomo, hanno dato rilievo al bene o del corpo o dell'anima o di tutti e due. Coloro poi che poterono conoscere Dio, non lo adorarono e ringraziarono come Dio, si smarrirono nei propri pensieri e fu lasciato nell'ombra il loro cuore stolto perchè credevano di esser sapienti, cioè perchè dominava in loro la superbia in quanto si esaltavano nella propria sapienza. Perciò divennero sciocchi e sostituirono alla gloria di Dio non soggetto a morire l'immagine dell'uomo soggetto a morire e di uccelli e di quadrupedi e di serpenti e in tali forme di idolatria furono guide o partigiani della massa. Così si asservirono nel culto alla creatura anzichè al Creatore che è benedetto per sempre (Rm 1, 2123.25). Nella città celeste invece l'unica filosofia dell'uomo è la religione con cui Dio si adora convenientemente, perchè essa attende il premio nella società degli eletti, non solo uomini ma anche angeli, affinchè Dio sia tutto in tutti.(1 Cor 15, 28) Ma la famiglia di persone, che non vivono di fede, persegue la pace terrena dagli utili e interessi di questa vita che scorre nel tempo. Invece la famiglia delle persone che vivono di fede attende quei beni che sono stati promessi come eterni nell'aldilà e usa i beni terreni posti nel tempo come un esule in cammino. Non usa cioè di quelli da cui sia attratta e stornata dalla via con cui tende a Dio, ma di quelli con cui sia sorretta a sostenere più agevolmente e non accrescere affatto i fardelli del corpo corruttibile che appesantisce l'anima (cf. Sap 9, 15). Perciò l'uso dei beni necessari a questa vita, posta nel divenire, è comune alle une e alle altre persone, all'una e all'altra famiglia, ma l'intento dell'uso è esclusivamente personale ad ognuno e assai diverso. Così anche la città terrena, che non vive di fede, desidera la pace terrena e stabilisce la concordia del comandare e obbedire dei cittadini, affinchè vi sia un certo consenso degli interessi nei confronti dei beni pertinenti alla vita soggetta al divenire. Invece la città celeste o piuttosto quella parte di essa, che è esule in cammino nel divenire e vive di fede, necessariamente deve trar profitto anche da questa pace fino a che cessi la soggezione al divenire, alla quale è indispensabile una tale pace. Perciò, mentre nella città terrena essa conduce una vita prigioniera del suo cammino in esilio, ricevuta ormai la promessa del riscatto e il dono della grazia spirituale come caparra, non dubita di sottomettersi alle leggi della città terrena, con le quali sono amministrati i beni messi a disposizione della vita che è nel divenire. Così, essendo comune l'essere nel divenire, nei beni che lo riguardano è mantenuta la concordia fra le due città. La città terrena però ha avuto alcuni dotti, che l'insegnamento divino condanna, i quali, o per una loro ipotesi o perchè ingannati dai demoni, hanno creduto che molti dèi si devono rendere benevoli agli interessi umani e che determinati oggetti spettano per assegnazione a determinate loro competenze, ad uno il corpo, a un altro lo spirito e nel corpo ad uno la testa, ad un altro il collo e ognuna delle altre parti a ognuno di loro. Ugualmente nello spirito a uno spetta l'intelligenza, all'altro la scienza, ad uno l'ira, all'altro l'avidità, e per le cose che sono necessarie alla vita, a uno il bestiame, a un altro il grano, a uno il vino, a un altro l'olio, ad uno i boschi, a un altro il denaro, ad uno la navigazione, a un altro guerre e vittorie, ad uno i matrimoni, a un altro parti e fecondità, e ad altri altri beni. La città del cielo sa invece che un solo Dio si deve adorare e ritiene con vero sentimento religioso che a lui soltanto si deve essere sottomessi con quella sottomissione la quale in greco è detta , e soltanto a Dio si deve. è avvenuto quindi che non poteva avere in comune le leggi della religione con la città terrena e che a loro difesa necessariamente doveva dissentire da essa e che era di peso agli altri, i quali la pensavano diversamente, e che doveva sopportare la loro collera, gli odÓ e gli assalti delle persecuzioni, salvo quando riuscì a trattenere l'efferatezza degli avversari, qualche volta per paura del numero e sempre con l'aiuto di Dio. Dunque questa città del cielo, mentre è esule in cammino sulla terra, accoglie cittadini da tutti i popoli e aduna una società in cammino da tutte le lingue. Difatti non prende in considerazione ciò che è diverso nei costumi, leggi e istituzioni, con cui la pace terrena si ottiene o si mantiene, non invalida e non annulla alcuna loro parte, anzi conserva e rispetta ogni contenuto che, sebbene diverso nelle varie nazioni, è diretto tuttavia al solo e medesimo fine della pace terrena se non ostacola la religione, nella quale s'insegna che si deve adorare un solo sommo e vero Dio. Dunque anche la città del cielo in questo suo esilio trae profitto dalla pace terrena, tutela e desidera, per quanto è consentito dal rispetto per il sentimento religioso, l'accordo degli umani interessi nel settore dei beni spettanti alla natura degli uomini soggetta al divenire e subordina la pace terrena a quella celeste. Ed essa è veramente pace in modo che unica pace della creatura ragionevole dev'essere ritenuta e considerata l'unione sommamente ordinata e concorde di avere Dio come fine e l'un l'altro in lui. Quando si giungerà a quello stesso stato, non vi sarà la vita destinata a morire, ma definitivamente e formalmente vitale, nè il corpo animale che, finchè è soggetto a corruzione, appesantisce l'anima, ma spirituale senza soggezione al bisogno e interamente sottomesso alla volontà. La città del cielo, mentre è esule in cammino nella fede, ha questa pace e vive onestamente di questa fede, quando al conseguimento della sua pace eterna subordina ogni buona azione, che compie verso Dio e il prossimo, perchè la vita della città è essenzialmente sociale.

Autore

Agostino
Oggi la croce avanza, la creazione esulta; la croce, via degli smarriti, speranza dei cristiani, predicazione degli apostoli, sicurezza dell'universo, fondamenta della Chiesa, fonte per coloro che hanno sete... In una grande mitezza, Gesù è condotto alla Passione: è condotto davanti a Pilato; alla sesta ora viene dileggiato, fino all'ora nona sopporta il dolore dei chiodi, poi la sua morte pone fine alla sua Passione. Alla dodicesima ora, viene deposto dalla croce: sembra un leone che dorme... Durante il giudizio, la Sapienza tace e la Parola non dice nulla. I suoi nemici lo disprezzano e lo crocifiggono... Coloro ai quali, ieri, egli aveva dato il suo corpo in cibo, lo guardano da lontano. Pietro, il primo degli apostoli, per primo è fuggito. Anche Andrea si è dato alla fuga, e Giovanni, che riposava sul suo petto, non ha impedito ad un soldato di trafiggere quel petto con la sua lancia. I Dodici sono fuggiti; non hanno detto nemmeno una parola in favore di colui che ha dato la sua vita per loro. Non c'è Lazzaro, che era stato richiamato in vita da lui. Il cieco non ha pianto colui che gli aveva aperto gli occhi alla Lce, e lo zoppo, che grazie a lui poteva camminare, non gli è corso dietro. Solo un malfattore, crocifisso accanto a lui, lo confessa e lo chiama suo re. O ladrone, fiore precoce dell'albero della croce, primo frutto del legno del Gòlgota...! Il Signore regna; la creazione è nella gioia. La croce trionfa, e tutte le nazioni, razze, popoli e lingue (Ap 7,9) vengono per adorarlo... La croce rende la Lce all'universo intero, scaccia le tenebre e raduna le nazioni... in una sola Chiesa, una sola fede, un solo battesimo nella carità. Essa si erge nel centro del mondo, fissata sul Calvario.

Autore

Efrem

Lettura del testo durante l'anno liturgico

Conversione di misure antiche presenti nel testo

Quantità nel testo
misura bibblica
Quantità convertita
Unità di misura attuale

Genealogia