Cronologia dei paragrafi

L'uomo ricco
Il pericolo delle ricchezze
Ricompensa promessa alla rinuncia
Terzo annunzio della passione
La domanda dei figli di Zebedeo
I capi devono servire
Il cieco all'uscita di Gerico
Ingresso messianico in Gerusalemme
Il fico sterile
I venditori cacciati dal tempio
Il fico seccato. Fede e preghiera
Obiezione dei Giudei sull'autorità di gesù
Parabola dei vignaioli omicidi
Il tribùto a Cesare
La resurrezione dei morti
Il primo comandamento
Il Cristo figlio e signore di Davide
Gli scribi giudicati da gesù
L'obolo della vedova
Discorso escatologico. Introduzione
L'inizio dei dolori
La grande tribùlazione di Gerusalemme
Manifestazione gloriosa del figlio dell'uomo
Parabola del fico
Vegliate per non essere sorpresi
Complotto contro gesù
L'unzione a Betania
Il tradimento di Giuda
Preparativi del pasto pasquale
Annunzio del tradimento di Giuda
Istituzione dell'Eucaristia
Predizione del rinnegamento di Pietro
Al Getsamani
L'arresto di gesù
gesù davanti al sinedrio
Rinnegamenti di Pietro
gesù davanti a Pilato
La corona di spine
La via della croce
La crocifissione
gesù in croce deriso e oltraggiato
La morte di gesù
Le pie donne su Calvario
La sepoltura
La tomba vuota. Messaggio dell'angelo
Apparizioni di gesù resuscitato

L'uomo ricco (mc 10,17-22)

10:17 Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?". 18 Gesù gli disse: "Perchè mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19 Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre". 20 Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza". 21 Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!". 22 Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

10:17 10:17 OR come egli usciva fuori, per mettersi in cammino, un tale corse a lui. e inginocchiatosi davanti a lui, lo domando': Maestro buono, che faro' per ereditare la vita eterna? 18 10:18 E Gesu' gli disse: Perche' mi chiami buono? niu-no e' buono, se non un solo, cioe' Iddio. 19 10:19 Tu sai i comandamenti: Non commettere adulterio. Non uccidere. Non furare. Non dir falsa testimonianza. Non far danno ad alcuno. Onora tuo padre e tua madre. 20 10:20 Ed egli, rispondendo, gli disse: Maestro, tutte queste cose ho osservate fin dalla mia giovanezza. 21 10:21 E Gesu', riguardatolo in viso, l'amo', e gli disse: Una cosa ti manca. va', vendi tutto cio' che tu hai, e dallo a' poveri. e tu avrai un tesoro nel cielo. poi vieni, e tolta la tua croce, seguitami. 22 10:22 Ma egli, attristato di quella parola, se ne ando' dolente. perciocche' avea di gran beni.

10:17 10:17 Or com'egli usciva per mettersi in cammino, un tale accorse e inginocchiatosi davanti a lui, gli domando': Maestro buono, che faro' io per ereditare la vita eterna? 18 10:18 E Gesu' gli disse: Perchè mi chiami buono? Nessuno e' buono, tranne uno solo, cioe' Iddio. 19 10:19 Tu sai i comandamenti: Non uccidere. non commettere adulterio. non rubare. non dir falsa testimonianza. non far torto ad alcuno. onora tuo padre e tua madre. 20 10:20 Ed egli rispose: Maestro, tutte queste cose io le ho osservate fin dalla mia giovinezza. 21 10:21 E Gesu', riguardatolo in viso, l'amo' e gli disse: Una cosa ti manca. va', vendi tutto cio' che hai, e da'llo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo. poi vieni e seguimi. 22 10:22 Ma egli, attristato da quella parola, se ne ando' dolente, perchè avea di gran beni.

10:17 10:16 E, proesili in braccio, li benediceva ponendo le mani su di loro. 18 10:17 Mentre Gesù usciva per la via, un tale accorse e, inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò: 'Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?'. 19 10:18 Gesù gli disse: 'Perchè mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. 20 10:19 Tu sai i comandamenti: Non uccidere. non commettere adulterio. non rubare. non dire falsa testimonianza. non frodare nessuno. onora tuo padre e tua madre'. 21 10:20 Ed egli rispose: 'Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia gioventù'. 22 10:21 Gesù, guardatolo, l'amò e gli disse: 'Una cosa ti manca! Và, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo. poi vieni e seguimi'.

10:17 10:16 E, proesili in braccio, li benedisse, imponendo loro le mani. 18 10:17 Ora, mentre stava per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro. e inginocchiatosi davanti a lui, gli chiese: ’Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?'. 19 10:18 E Gesù gli disse: ’Perchè mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. 20 10:19 Tu conosci i comandamenti: ""Non commettere adulterio. Non uccidere. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non frodare. Onora tuo padre e tua madre""'. 21 10:20 Ed egli, rispondendo, gli disse: ’Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia fanciullezza'. 22 10:21 Allora Gesù, fissandolo nel volto, l’amò e gli disse: ’Una cosa ti manca. và, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo. poi vieni, proendi la tua croce e seguimi'.

10:17 E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani li benediceva. 18 Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: ""Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?"". 19 Gesù gli disse: ""Perchè mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 20 Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre"". 21 Egli allora gli disse: ""Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza"". 22 Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: ""Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi"".

Mappa

Commento di un santo

Vendi ciò che hai" (Mt 19,21). Che significa? Non quello che alcuni ammettono così a prima vista, che cioè il Signore ci comandi di far getto dei beni posseduti e di rinunciare alle ricchezze; ci comanda piuttosto di bandire dall'anima i pensieri usuali sulla ricchezza, la passione morbosa verso di essa, le preoccupazioni, le spine dell'esistenza che soffocano il seme della vita. Non è infatti nulla di grande e di desiderabile l'essere privi di ricchezze ma non per lo scopo di raggiungere la vita eterna: altrimenti i miserabili che non hanno nulla, che son privi di ogni mezzo, che mendicano ogni giorno il sostentamento, gli accattoni che giacciono per le vie e che pur non conoscono Dio e la giustizia di Dio, solo perchè sono tanto poveri e non sanno procacciarsi da vivere e son privi anche del minimo necessario, dovrebbero essere i più beati e amati da Dio e i soli atti a possedere la vita. Non è una novità rinunciare alle ricchezze ed elargirle ai poveri e ai mendici: molti l'han fatto, prima che il Salvatore scendesse quaggiù: alcuni per aver tempo di dedicarsi agli studi e alla sapienza morta, altri per una fama vuota ed una gloria vana: gli Anassagora, i Democrito, i Cratete. Cos'è dunque la novità, da lui annunciata come qualcosa proprio di Dio, che solo vivifica e che non salvò gli antichi? Cos'è la rarità, cos'è la ''nuova creazione', che il Figlio di Dio proclama e insegna? Non qualcosa di manifesto o che altri han già fatto egli ci prescrive, ma qualcosa d'altro, più grande, più divino e più perfetto, che da quella vien simboleggiato: liberare l'anima e la sua intima disposizione dalle passioni, e rescindere ed estirpare dalla radice ciò che è estraneo alla ragione. è questa la scienza propria dell'uomo di fede, è questo l'insegnamento degno del Salvatore. Quegli antichi disprezzarono le cose esteriori, rinunciarono ai loro beni e li distribuirono, ma son convinto che alimentarono così le passioni dell'anima. Crebbero nella superbia, nella millanteria, nella vanagloria, e nel disprezzo degli altri uomini, come se avessero compiuto qualcosa di sovrumano. E come potrebbe il Salvatore comandare a coloro che vivranno in eterno ciò che è di danno e di rovina per la vita che egli promette? Inoltre è possibile anche questo: che uno deponga il peso dei propri possessi e tuttavia porti radicata e vivida in sè la brama e l'anelito alle ricchezze, ed è possibile anche che uno ne abbia perso l'uso, ma per la privazione e il desiderio di ciò che ha sperperato sia tormentato da una duplice sofferenza: la mancanza del necessario e il pentimento di ciò che ha fatto. è impossibile, è impensabile, infatti, che chi manca del necessario per la vita, non abbia l'animo tutto agitato e continuamente stimolato dalla continua ricerca di una situazione migliore: in che modo e dove se la possa procurare. Ma quanto meglio è il contrario: che uno possegga il necessario, e così non debba soffrire lui e abbia da elargire agli altri ciò che conviene. Che possibilità ci sarebbe di beneficare il prossimo, se tutti non possedessero nulla? E come si potrebbe negare che questa dottrina non sia in netto contrasto con molti altri ottimi insegnamenti del Signore? "Fatevi degli amici con il mammona di iniquità, affinchè quando giungerete alla fine, vi accolgano nelle tende eterne" (Lc 16,9). "Preparatevi tesori in cielo, dove nè la ruggine, nè la tignola distruggono, nè i ladri scavano" (Mt 6,20). E come si potrebbe dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi e accogliere i pellegrini e a quelli che non fan ciò vien minacciato il fuoco e le tenebre esteriori , se prima non si possedesse tutto questo? Anzi, egli stesso comanda di accoglierlo come ospite a Zaccheo e a Matteo, che pur erano ricchi e pubblicani; e non comanda loro di rinunciare alle ricchezze, ma, dopo aver suggerito il retto uso e vietato quello ingiusto, soggiunge: "Oggi si è compiuta la salvezza per questa casa, perchè anch'egli è figlio di Abramo" (Lc 19,9). Loda dunque l'uso delle ricchezze, imponendo però di comunicarle agli altri: dar da bere a chi ha sete, dar del pane a chi ha fame, accogliere lo straniero e vestire l'ignudo. Ora, nessuno può compiere questi uffici senza le ricchezze; eppure il Signore ci comanda di rinunciarvi. Che altro fa dunque se non imporre di dare e non dare, di nutrire e non nutrire, di accogliere e non accogliere, di comunicare agli altri e non comunicare? Ma ciò è assolutamente contraddittorio. Non si hanno perciò da rigettare le ricchezze che devono servire a vantaggio del prossimo; sono possessi perchè la loro caratteristica è di essere possedute e son dette beni perchè servono al bene, e sono state preparate da Dio per i bisogni degli uomini. Esse dunque sono presenti, sono a portata, come materia, come strumento per servire ad un buon uso a chi bene le conosce. Se ne usi con intelligenza, lo strumento è intelligente; ma se manchi di intelligenza, partecipa alla tua mancanza di intelligenza, pur non avendone colpa. Un tale strumento, dunque sono le ricchezze. Ne puoi usare con giustizia: ti sono ministre di giustizia. Qualcuno ne usa ingiustamente? Scopriamo che sono ministre di ingiustizia. La loro natura è di servire, non di comandare. Non dobbiamo dunque rimproverare loro di non avere in sè nè il bene nè il male e di essere fuori causa; bensì dobbiamo rimproverare chi può usarne o bene o male come gli pare, cioè la mente e il giudizio umano, che è libero in sè e padrone di usare delle cose a lui concesse. Nessuno cerchi dunque di distruggere la ricchezza, ma le passioni dell'anima, che non permettono l'uso migliore dei beni, non lasciano che l'uomo sia veramente virtuoso e capace di usare rettamente della ricchezza. L'ordine dunque di rinunciare ai nostri beni e di vendere ciò che si possiede lo si deve intendere in questo modo: è stato impartito contro le passioni dell'animo.

Autore

clemente
Chi riconosce la Verità e si distingua per le sue opere buone otterà la vita eterna..Alcune persone recepiscono questo messaggio (Dio fornisce loro il potere necessario), però siccome danno poca importanza alle opere che conducono alla salvezza, non sono suficientemente preparati per conseguire l'obiettivo della loro speranza. In quest'ultimo passaggio Clemente ribadisce che dopo ''aver riconosciuto la Verità'', ossia dopo aver affermato la Verità in Cristo, il credente deve fare delle opere di bene per ottenere la vita eterna. Maggiori informazioni http://www.duepassinelmistero2.com/studiericerche/filosofiaereligioni/letapatristica/

Autore

Clemente

Lettura del testo durante l'anno liturgico

Conversione di misure antiche presenti nel testo

Quantità nel testo
misura bibblica
Quantità convertita
Unità di misura attuale

Genealogia