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Seconda moltiplicazione di pani (mat 15,32-99)

15:32 Allora Gesù chiamò a sè i suoi discepoli e disse: "Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perchè non vengano meno lungo il cammino". 33 E i discepoli gli dissero: "Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?". 34 Gesù domandò loro: "Quanti pani avete?". Dissero: "Sette, e pochi pesciolini". 35 Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra,36 prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. 37 Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. 38 Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 39 Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.
15:32 15:32 E Gesu', chiamati a se' i suoi discepoli, disse: Io ho gran pieta' della moltitudine. perciocche' gia' tre giorni continui dimora approesso di me, e non ha di che mangiare. e pure io non voglio licenziarli digiuni, che talora non vengano meno tra via.33 15:33 E i suoi discepoli gli dissero: Onde avremmo in un luogo deserto tanti pani, che bastassero a saziare una cotanta moltitudine?34 15:34 E Gesu' disse loro: Quanti pani avete? Ed essi dissero: Sette, e alcuni pochi pesciolini.35 15:35 Ed egli comando' alle turbe che si mettessero a sedere in terra.36 15:36 Poi proese i sette pani, e i pesci, e rese grazie, li ruppe, e li diede a' suoi discepoli. e i discepoli alla moltitudine.37 15:37 E tutti ne mangiarono, e furon saziati. poi leva-ron l'avanzo de' pezzi, e ve ne furono sette panieri pieni.38 15:38 Or coloro che avean mangiato erano quattromila uomini, oltre alle donne e i fanciulli.39 15:39 Poi, licenziate le turbe, egli monto' nella navicella, e venne ne' confini di Magdala.
15:32 15:32 E Gesu', chiamati a sè i suoi discepoli, disse: Io ho pieta' di questa moltitudine. poichè gia' da tre giorni sta con me e non ha da mangiare. e non voglio rimandarli digiuni, che talora non vengano meno per via.33 15:33 E i discepoli gli dissero: Donde potremmo avere, in un luogo deserto, tanti pani da saziare cosi' gran folla?34 15:34 E Gesu' chiese loro: Quanti pani avete? Ed essi risposero: Sette e pochi pe-scetti.35 15:35 Allora egli ordino' alla folla di accomodarsi per terra.36 15:36 Poi proese i sette pani ed i pesci. e dopo aver rese grazie, li spezzo' e diede ai discepoli, e i discepoli alle folle.37 15:37 E tutti mangiarono e furon saziati. e de' pezzi avanzati si levaron sette panieri pieni.38 15:38 Or quelli che aveano mangiato erano quattromila persone, senza contare le donne e i fanciulli.39 15:39 E, licenziate le turbe, Gesu' entro' nella barca e venne al paese di Magadan.
15:32 15:32 Gesù, chiamati a sè i suoi discepoli, disse: 'Io ho pietà di questa folla. perchè già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare. non voglio rimandarli digiuni, affinchè non vengano meno per strada'.33 15:33 I discepoli gli dissero: 'Dove potremmo trovare, in un luogo deserto, tanti pani da saziare una cosò gran folla?'.34 15:34 Gesù chiese loro: 'Quanti pani avete?'. Essi risposero: 'Sette, e pochi pesciolini'.35 15:35 Allora egli ordinò alla folla di accomodarsi per terra.36 15:36 Poi proese i sette pani e i pesci. e, dopo aver reso grazie, li spezzò e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.37 15:37 E tutti mangiarono e furono saziati. e, dei pezzi avanzati, si raccolsero sette panieri pieni.38 15:38 Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.39 15:39 E Gesù, dopo aver congedato la folla, salò nella barca e andò al paese di Magadan.
15:32 15:32 E Gesù, chiamati a sè i suoi discepoli, disse: ’Io ho pietà della folla, perchè sono già tre giorni che sta con me e non ha niente da mangiare. eppure non voglio licenziarli digiuni, affinchè non vengano meno lungo la strada'.33 15:33 E i suoi discepoli gli dissero: ’Dove potremmo procurarci, in un luogo deserto, abbastanza pane per sfamare una folla così grande?'.34 15:34 E Gesù disse loro: ’Quanti pani avete?'. Essi dissero: ’Sette e pochi pesciolini'.35 15:35 Egli comandò allora alle folle che si mettessero a sedere per terra.36 15:36 Poi proese i sette pani e i pesci e, dopo aver reso grazie, li spezzò e li diede ai suoi discepoli, e i discepoli alla folla.37 15:37 E tutti mangiarono e furono saziati. e dei pezzi avanzati ne raccolsero sette panieri pieni.38 15:38 Ora coloro che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.39 15:39 Poi, licenziate le folle, egli salì in barca e si diresse nella regione di Magdala.
15:32 Allora Gesù chiamò a sè i discepoli e disse: ""Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perchè non svengano lungo la strada"".33 E i discepoli gli dissero: ""Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?"".34 Ma Gesù domandò: ""Quanti pani avete?"". Risposero: ""Sette, e pochi pesciolini"".35 Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra,36 Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla.37 Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene.38 Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.39 Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.

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Commento di un santo

.I miracoli compiuti da nostro Signore Gesù Cristo, sono opere divine, che sollecitano la mente umana a raggiungere Dio attraverso le cose visibili. Siccome Dio non è una realtà che si possa vedere con gli occhi, e siccome i suoi miracoli, con i quali regge il mondo intero e provvede ad ogni creatura, per la loro frequenza finiscono per passare inosservati, al punto che quasi nessuno si accorge dell'opera di Dio che anche nel più piccolo seme appare mirabile e stupenda; Dio si è riservato, nella sua misericordiosa bontà, di compiere a tempo opportuno talune opere fuori del normale corso degli avvenimenti naturali, affinchè, quanti hanno fatto l'abitudine alle cose di tutti i giorni, rimanessero impressionati, vedendo, non opere maggiori, ma insolite. Governare il mondo intero, infatti, è un miracolo più grande che saziare cinquemila persone con cinque pani (cf. Gv 6, 513). Tuttavia, di quel fatto nessuno si stupisce, di questo gli uomini si stupiscono, non perchè sia più grande, ma perchè è raro. Chi, infatti, anche adesso nutre il mondo intero, se non colui che con pochi grani crea le messi? Cristo operò, quindi, come Dio. Allo stesso modo, infatti, che con pochi grani moltiplica le messi, così nelle sue mani ha moltiplicato i cinque pani. La potenza era nelle mani di Cristo; e quei cinque pani erano come semi, non affidati alla terra, ma moltiplicati da colui che ha fatto la terra. E' stato dunque offerto ai sensi tanto di che elevare lo spirito, è stato offerto agli occhi tanto di che impegnare l'intelligenza, affinchè fossimo presi da ammirazione, attraverso le opere visibili, per l'invisibile Iddio; ed elevati alla fede, e mediante la fede purificati, sentissimo il desiderio di vedere spiritualmente, con gli occhi della fede, l'invisibile, che già conosciamo attraverso le cose visibili. 2. E tuttavia non è sufficiente considerare questo aspetto nei miracoli di Cristo. Interroghiamo direttamente i miracoli, e sentiamo cosa ci dicono di Cristo. Essi possiedono, a intenderli bene, un loro linguaggio. Poichè, essendo Cristo il Verbo, cioè la Parola di Dio, ogni azione del Verbo è per noi una parola. Abbiamo udito la grandezza di questo miracolo, investighiamone la profondità. Non accontentiamoci di gustarlo superficialmente, penetriamone la profondità. Questo stesso che di fuori suscita la nostra ammirazione, contiene dentro qualcosa. Abbiamo visto, abbiamo ammirato qualcosa di grande, di sublime, di divino, che solo Dio può compiere; e, a motivo dell'opera, abbiamo innalzato lodi all'autore. Se ci accade di vedere in un codice lettere elegantemente composte, non ci limitiamo a lodare lo stile dello scrittore che le ha fatte così ordinate, uguali e belle, ma vogliamo anche attraverso la lettura intendere ciò che per mezzo di esse lo scrittore ha voluto dirci. La stessa cosa accade qui: coloro che ammirano questo fatto esteriormente, si dilettano della bellezza, ammirandone l'autore; chi, invece, l'intende è come se leggesse. Una pittura si guarda in modo diverso da uno scritto. Quando vedi una pittura, basta vedere per lodare; quando vedi uno scritto, non ti basta vedere, senti anche il bisogno di leggere. E, infatti, se vedi uno scritto che non sai leggere, tu dici: cosa c'è scritto qui? Dopo aver visto lo scritto, ti domandi che cosa c'è scritto. Colui al quale chiedi la spiegazione di ciò che hai visto, ti aiuterà a vedere qualche altra cosa che tu non hai visto. Egli ha occhi diversi dai tuoi, anche se tutti e due vedete il medesimo scritto. Gli è che non sapete ugualmente interpretare quei segni. Tu vedi e lodi l'autore; l'altro vede, loda, ma altresì legge e capisce. Sicchè, dopo aver visto e lodato, cerchiamo ora di leggere e di capire. 3. Il Signore è salito su un monte. Il Signore in alto sul monte ci aiuta a capire meglio che il Verbo sta in alto. Ciò che è avvenuto sul monte, non è quindi cosa di poco conto nè trascurabile, ma va attentamente considerata. Egli ha visto le turbe, si è accorto che avevano fame e misericordiosamente le ha nutrite, non solo con bontà, ma altresì con potenza. Che avrebbe giovato, infatti, la sola bontà, quando occorreva il pane con cui nutrire quella folla affamata? Se alla bontà non si fosse associata la potenza, quella folla sarebbe rimasta digiuna e affamata. Sì, perchè anche i discepoli che si trovavano col Signore in mezzo alla folla che aveva fame, anch'essi volevano nutrirla affinchè non venisse meno, ma non sapevano come. Il Signore chiese dove si sarebbero potuti comprare dei pani per nutrire le turbe. E la Scrittura osserva: Però diceva ciò per metterlo alla prova, cioè per mettere alla prova il discepolo Filippo a cui aveva rivolto la domanda Perchè egli sapeva che cosa stava per fare (Gv 6, 6). Perchè lo metteva alla prova, se non per far vedere l'ignoranza del discepolo? E ciò non senza un significato. Il significato si vedrà quando comincerà a rivelarci il mistero dei cinque pani; allora vedremo perchè il Signore in questa circostanza ha voluto dimostrare l'ignoranza del discepolo, chiedendo ciò che egli sapeva già. A volte si chiede ciò che non si sa, con l'intenzione di ascoltare per imparare; altre volte, invece, si chiede ciò che si sa, con l'intenzione di sapere se lo sa quello cui rivolgiamo la domanda. Il Signore sapeva l'una e l'altra cosa: sapeva ciò che chiedeva, in quanto sapeva ciò che stava per fare, e sapeva che Filippo era ignaro. Perchè allora gli ha rivolto la domanda, se non per far vedere la sua ignoranza? Vedremo poi, come ho detto, perchè ha fatto questo. 4. Andrea dice: C'è qui un ragazzo che ha cinque pani e due pesci, ma cos'è mai questo per tanta gente? Dopo che Filippo, interpellato, aveva risposto che non sarebbero bastati duecento denari di pane, per rifocillare una così grande folla, si è scoperto che c'era un ragazzo con cinque pani d'orzo e due pesci. Disse Gesù: Fateli sedere. C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero, dunque, gli uomini, in numero di quasi cinquemila. Gesù allora prese i pani e, rese grazie, ordinò che i pani fossero spezzati e messi davanti alla gente seduta. Non erano più cinque pani, ma quanti ne aveva aggiunti il Signore che li aveva moltiplicati. E altrettanto fece coi pesci, finchè ne vollero. Non soltanto quella folla fu saziata, ma avanzarono dei frammenti, che ordinò fossero raccolti perchè non andassero perduti. E con i frammenti riempirono dodici ceste (Gv 6, 813). 5. Diremo brevemente, perchè dobbiamo correre. I cinque pani significano i cinque libri di Mosè. Giustamente essi non sono di frumento, ma di orzo, perchè appartengono al Vecchio Testamento. Ora, voi sapete che l'orzo è fatto in modo che con fatica si arriva al midollo, poichè il midollo è ricoperto da un involucro di paglia così tenace e aderente che si fa fatica a toglierlo. Così è la lettera del Vecchio Testamento: è avvolta nell'involucro di significati materiali. Però se si arriva al midollo, nutre e sazia. Un ragazzo portava cinque pani e due pesci. Vogliamo domandarci chi era questo ragazzo? Probabilmente era il popolo d'Israele, il quale portava i pani come un bambino, senza mangiarli. Le cose che portava, chiuse erano un peso, e solo se scoperte nutrivano. I due pesci, poi, mi sembra vogliano significare quei due sublimi personaggi del Vecchio Testamento, che venivano unti per santificare e reggere il popolo: cioè il sacerdote e il re. Finchè avvolto nel mistero, venne colui che era stato simboleggiato da quei due personaggi; venne finalmente colui che era adombrato nel midollo dell'orzo e che si nascondeva sotto la paglia di questo. Egli venne per riunire e realizzare nella sua persona le due figure, quella del sacerdote e quella del re: del sacerdote in quanto egli offrì se stesso come vittima per noi a Dio, del re in quanto egli stesso ci regge. E così ci vengono svelati i misteri che erano tenuti nascosti. Siano rese grazie a colui, che in se stesso realizzò le promesse del Vecchio Testamento. Ordinò che si spezzassero i pani; mentre questi venivano spezzati, si moltiplicarono. Niente di più vero. Quanti libri infatti vengono fuori da quei cinque libri di Mosè quando, come se si spezzassero, vengono esposti e spiegati! L'involucro dell'orzo era simbolo dell'ignoranza che avvolgeva il primo popolo. Di quel popolo è detto: Quando leggono Mosè, un velo ricopre il loro cuore (2 Cor 3, 15). Il velo ancora non era stato tolto, perchè ancora non era venuto Cristo: e ancora non era stato squarciato il velo del tempio, come lo fu al momento della crocifissione. Poichè dunque il popolo sotto la legge era nell'ignoranza, il Signore volle mostrare l'ignoranza del suo discepolo, mettendolo alla prova. 6. Niente è privo di significato, in ogni cosa c'è un riferimento; basta, però, saperlo cogliere. Così il numero delle persone che furono saziate, simboleggiava il popolo che viveva sotto il dominio della legge. Erano cinquemila, proprio perchè simboleggiavano coloro che stavano sotto la legge, che si articola nei cinque libri di Mosè. Per la stessa ragione gli infermi che giacevano sotto quei cinque portici, non riuscivano a guarire. Ebbene, colui che guarì il paralitico (Gv 5, 29) è il medesimo che qui nutre la folla con cinque pani. Il fatto che essi fossero distesi sull'erba (Gv 6, 10), dice che possedevano una sapienza carnale e in essa riposavano. Infatti tutta la carne è erba (cf. Is 40, 6). Che significano poi i frammenti, se non ciò che il popolo non potè mangiare? Ci sono segreti profondi che la massa non può comprendere. Che resta da fare, allora, se non affidare questi segreti a coloro che sono capaci d'insegnarli agli altri, come erano gli Apostoli? Ecco perchè furono riempite dodici ceste. Questo fatto è mirabile per la sua grandezza, utile per il suo carattere spirituale. Quelli che erano presenti si entusiasmarono, e noi, al sentirne parlare, rimaniamo freddi. E' stato compiuto affinchè quelli lo vedessero, ed è stato scritto affinchè noi lo ascoltassimo. Ciò che essi poterono vedere con gli occhi, noi possiamo vederlo con la fede. Noi contempliamo spiritualmente ciò che non abbiamo potuto vedere con gli occhi. Noi ci troviamo in vantaggio rispetto a loro, perchè per noi è stato detto: Beati quelli che non vedono e credono (Gv 20, 29). Aggiungo che forse a noi è concesso di capire ciò che quella folla non riuscì a capire. Ci siamo così veramente saziati, in quanto siamo riusciti ad arrivare al midollo dell'orzo. 7. In conclusione, come reagì la gente di fronte al miracolo? Quella gente, vedendo il miracolo che Gesù aveva fatto, diceva: Questo è davvero il profeta (Gv 6, 14). Probabilmente ritenevano che Cristo fosse un profeta, perchè ancora stavano seduti sull'erba. Ma egli era il Signore dei profeti, l'ispiratore e il santificatore dei profeti, e tuttavia un profeta, secondo quanto a Mosè era stato annunciato: Susciterò per loro un profeta simile a te (Dt 18, 18). Simile secondo la carne, superiore secondo la maestà. E che quella promessa del Signore si riferisse a Cristo, noi lo apprendiamo chiaramente dagli Atti degli Apostoli (cf. At 7, 37). Lo stesso Signore dice di se stesso: Un profeta non riceve onore nella sua patria (Gv 4, 44). Il Signore è profeta, il Signore è il Verbo di Dio e nessun profeta può profetare senza il Verbo di Dio; il Verbo di Dio profetizza per bocca dei profeti, ed è egli stesso profeta. I tempi che ci hanno preceduto hanno avuto profeti ispirati e ripieni del Verbo di Dio: noi abbiamo avuto come profeta il Verbo stesso di Dio. Cristo è profeta e Signore dei profeti, così come è angelo e Signore degli angeli. Egli stesso è detto angelo del grande consiglio (Is 9, 6 sec. LXX). E, del resto, che dice altrove il profeta? Non un inviato nè un angelo, ma egli stesso verrà a salvarci (cf. Is 35, 4); cioè a salvarci non manderà un messaggero, non manderà un angelo, ma verrà egli stesso. Chi verrà? Verrà l'angelo stesso. Non per mezzo d'un angelo, ma per mezzo di lui che è angelo e anche il Signore degli angeli. Infatti, in latino angelo vuol dire messaggiero, araldo. Se Cristo non annunciasse nulla non sarebbe angelo, e così se non profetizzasse non sarebbe profeta. Egli ci sprona alla fede e alla conquista della vita eterna. Egli annuncia cose presenti e predice cose future. Egli è angelo perchè annuncia cose presenti, è profeta perchè predice le future. Egli è il Signore degli angeli e dei profeti, perchè è il Verbo di Dio fatto carne.

autore:

Agostino

Lettura del testo durante l'anno liturgico

avvento



natale



ordinario



quaresima



pasqua



passione







E nelle seguenti solennità




Genealogia

    Conversione di misure antiche presenti nel testo

    Quantità nel testo
    misura bibblica
    Quantità convertita
    Unità di misura attuale