Cronologia dei paragrafi

I. Il deportato
II. Il cieco
III. Sara
IV. Tobia
V. Il compagno
VI. Il pesce
VII. Raguele
VIII. La tomba
IX. Le nozze
X. Gli occhi
XI. Raffaele
XII. Sion
XIII. Ninive

I. Il deportato (tob 1,3-99)

1:3 Io, Tobi, passavo tutti i giorni della mia vita seguendo le vie della verità e della giustizia. Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine. 4 Mi trovavo ancora al mio paese, la terra d'Israele, ed ero ancora giovane, quando la tribù del mio antenato Nèftali abbandonò la casa di Davide e si staccò da Gerusalemme, la sola città fra tutte le tribù d'Israele scelta per i sacrifici. In essa era stato consacrato il tempio, dove abita Dio, ed era stato edificato per tutte le generazioni future. 5 Tutti i miei fratelli e quelli della tribù del mio antenato Nèftali facevano sacrifici su tutti i monti della Galilea al vitello che Geroboamo, re d'Israele, aveva fabbricato a Dan. 6 Io ero il solo che spesso mi recavo a Gerusalemme nelle feste, per obbedienza a una legge perenne prescritta a tutto Israele. Correvo a Gerusalemme con le primizie dei frutti e degli animali, con le decime del bestiame e con la prima lana che tosavo alle mie pecore. 7 Consegnavo tutto ai sacerdoti, figli di Aronne, per l'altare. Davo anche ai leviti, che prestavano servizio a Gerusalemme, le decime del grano, del vino, dell'olio, delle melagrane, dei fichi e degli altri frutti. Per sei anni consecutivi convertivo in denaro la seconda decima ogni anno e andavo a spenderla a Gerusalemme. 8 La terza decima poi era per gli orfani, le vedove e i forestieri che si trovavano con gli Israeliti. La portavo loro ogni tre anni e la si consumava insieme, come vuole la legge di Mosè e secondo le raccomandazioni di Dèbora, moglie di Ananièl, la madre di nostro padre, poichè mio padre, morendo, mi aveva lasciato orfano. 9 Quando divenni adulto, sposai Anna, una donna della mia parentela, e da essa ebbi un figlio che chiamai Tobia. 10 Dopo la deportazione in Assiria, quando fui condotto prigioniero e arrivai a Ninive, tutti i miei fratelli e quelli della mia gente mangiavano i cibi dei pagani; 11 ma io mi guardai bene dal farlo. 12 Poichè restai fedele a Dio con tutto il cuore, 13 l'Altissimo mi fece trovare il favore di Salmanàssar, del quale presi a trattare gli affari. 14 Venni così nella Media, dove, finchè egli visse, conclusi affari per conto suo. Fu allora che a Rage di Media, presso Gabaèl, fratello di Gabri, depositai in sacchetti la somma di dieci talenti d'argento. 15 Quando Salmanàssar morì, gli successe il figlio Sennàcherib. Allora le strade della Media divennero impraticabili e non potei più tornarvi. 16 Al tempo di Salmanàssar facevo spesso l'elemosina a quelli della mia gente; 17 davo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo. 18 Seppellii anche quelli che aveva ucciso Sennàcherib, quando tornò fuggendo dalla Giudea, al tempo del castigo mandato dal re del cielo sui bestemmiatori. Nella sua collera egli uccise molti Israeliti; io sottraevo i loro corpi per la sepoltura e Sennàcherib invano li cercava. 19 Ma un cittadino di Ninive andò a informare il re che io li seppellivo di nascosto. Quando seppi che il re conosceva il fatto e che mi si cercava per essere messo a morte, colto da paura mi diedi alla fuga. 20 I miei beni furono confiscati e passarono tutti al tesoro del re. Mi restò solo la moglie, Anna, con il figlio Tobia. 21 Neanche quaranta giorni dopo, il re fu ucciso da due suoi figli, i quali poi fuggirono sui monti dell'Araràt. Gli successe allora il figlio Assarhàddon. Egli diede ad Achikàr, figlio di mio fratello Anaèl, l'incarico della contabilità del regno: egli ebbe così la direzione generale degli affari. 22 Allora Achikàr prese a cuore la mia causa e potei così ritornare a Ninive. Al tempo di Sennàcherib, re degli Assiri, Achikàr era stato gran coppiere, ministro della giustizia, amministratore e sovrintendente della contabilità e Assarhàddon l'aveva mantenuto in carica. Egli era mio nipote e uno della mia parentela.

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1:3 Ma un cittadino di Ninive andò ad informare il re che io li seppellivo di nascosto. Quando seppi che il re conosceva il fatto e che mi si cercava per essere messo a morte, colto da paura, mi diedi alla fuga. 4 I miei beni furono confiscati e passarono tutti al tesoro del re. Mi restò solo la moglie Anna con il figlio Tobia. 5 Neanche quaranta giorni dopo, il re fu ucciso da due suoi figli, i quali poi fuggirono sui monti dell'Ararat. Gli successe allora il figlio Assarhaddon. Egli nominò Achikar, figlio di mio fratello Anael, incaricato della contabilità del regno ed ebbe la direzione generale degli affari. 6 Allora Achikar prese a cuore la mia causa e potei così ritornare a Ninive. Al tempo di Sennacherib re degli Assiri, Achikar era stato gran coppiere, ministro della giustizia, amministratore e sovrintendente della contabilità e Assarhaddon l'aveva mantenuto in carica. Egli era mio nipote e uno della mia parentela. 7 Sotto il regno di Assarhaddon ritornai dunque a casa mia e mi fu restituita la compagnia della moglie Anna e del figlio Tobia. Per la nostra festa di pentecoste, cioè la festa delle settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a tavola: 8 la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al figlio Tobia: ""Figlio mio, vó, e se trovi tra i nostri fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia però di cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad aspettare che tu ritorni"". 9 Tobia uscì in cerca di un povero tra i nostri fratelli. Di ritorno disse: ""Padre!"". Gli risposi: ""Ebbene, figlio mio"". ""Padre - riprese - uno della nostra gente è stato strangolato e gettato nella piazza, dove ancora si trova"". 10 Io allora mi alzai, lasciando intatto il pranzo; tolsi l'uomo dalla piazza e lo posi in una camera in attesa del tramonto del sole, per poterlo seppellire. 11 Ritornai e, lavatomi, presi il pasto con tristezza, 12 ricordando le parole del profeta Amos su Betel: ""Si cambieranno le vostre feste in lutto, tutti i vostri canti in lamento"". 13 E piansi. Quando poi calò il sole, andai a scavare una fossa e ve lo seppellii. 14 I miei vicini mi deridevano dicendo: ""Non ha più paura! Proprio per questo motivo è già stato ricercato per essere ucciso. è dovuto fuggire ed ora eccolo di nuovo a seppellire i morti"". 15 Quella notte, dopo aver seppellito il morto, mi lavai, entrai nel mio cortile e mi addormentai sotto il muro del cortile. Per il caldo che c'era tenevo la faccia scoperta, 16 ignorando che sopra di me, nel muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la cura. Più essi però mi applicavano farmachi, più mi si oscuravano gli occhi per le macchie bianche, finchè divenni cieco del tutto. Per quattro anni fui cieco e ne soffersero tutti i miei fratelli. Achikar, nei due anni che precedettero la sua partenza per l'Elimaide, provvide al mio sostentamento. 17 In quel tempo mia moglie Anna lavorava nelle sue stanze a pagamento, 18 tessendo la lana che rimandava poi ai padroni e ricevendone la paga. Ora nel settimo giorno del mese di Distro, quando essa tagliò il pezzo che aveva tessuto e lo mandò ai padroni, essi, oltre la mercede completa, le fecero dono di un capretto per il desinare. 19 Quando il capretto entrò in casa mia, si mise a belare. Chiamai allora mia moglie e le dissi: ""Da dove viene questo capretto? Non sarà stato rubato? Restituiscilo ai padroni, poichè non abbiamo il diritto di mangiare cosa alcuna rubata"". 20 Ella mi disse: ""Mi è stato dato in più del salario"". Ma io non le credevo e le ripetevo di restituirlo ai padroni e a causa di ciò arrossivo di lei. Allora per tutta risposta mi disse: ""Dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede bene dal come sei ridotto!"". 21 Con l'animo affranto dal dolore, sospirai e piansi. Poi presi a dire questa preghiera di lamento: 22 ""Tu sei giusto, Signore, e giuste sono tutte le tue opere. Ogni tua via è misericordia e verità. Tu sei il giudice del mondo.

Mappa

Commento di un santo

Tobi condivideva ogni giorno tutto ciò che poteva avere con i fratelli prigionieri appartenenti alla sua razza (Th 1, 3 Vulg.; cf. 1, 3 LXX), ma dava le decime anche ai forestieri e ai proseliti (Th 1,7 Vulg.; cf. 1,8 LXX). D'altronde, mediante i suoi dottori, il popolo di Israele amministrava l'elemosina della parola di Dio non soltanto ai rudi ascoltatori della sua gente, ma anche a coloro che dalle nazioni volevano convertirsi al loro genere di vita. Tutti i beni naturali che poteva avere, e che non gli fossero stati tolti dal nemico che lo teneva prigioniero, tutto ciò lo mostrava ai suoi come un esempio di virtù, ma de una porzione della conoscenza salutare ai Gentili, che è come la decima delle sue sostanze che Tobi offriva agli stranieri.

Autore

Beda

Lettura del testo durante l'anno liturgico

ordinario

-9°lunedi dell'anno pari dove si leggono i seguenti passi
[(tob 1,3-99.2,1-8)}; (mc 12,1-12)}; (sal 91,1-2.91,14-16)};
E nelle seguenti solennità
dove si leggono i seguenti passi:

Conversione di misure antiche presenti nel testo

Quantità nel testo
misura bibblica
Quantità convertita
Unità di misura attuale

Genealogia